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ADDIOPIZZO – RACCONTO INTERATTIVO versione 7
NOMI:
Melo Marletta – Fratello più piccolo, sui trent’anni. Estroverso, fantasioso. Residente a Roma. Figura importante. Laureato in economia – Lavora in un Help-desk, sottopagato. Melo, coi suoi capelli scuri e il pizzetto, aveva un aspetto che potremmo definire da spagnolo. Niente male come ragazzo, alto e col sorriso sempre pronto.
Dino Marletta – Fratello maggiore (di un paio di anni) – più assennato – Residente a Roma. Laureato in farmacia, informatore scientifico.
Serena Giuffrida – cugina catanese dei fratelli Marletta, residente a Catania. Laureata in psicologia in cerca di occupazione. Serena era una bella ragazza mora, capelli castani e occhi azzurri. Di media altezza con un viso regolare impreziosito da labbra leggermente pronunciate e ondulazione dei capelli che rivelavano lontanissime origini africane. Forse era proprio questo il suo fascino.
Rocco Torrisi – Amico di Serena – infermiere in un ospedale cittadino – Aderisce ad Addiopizzo figura importante - di media statura, ben impostato fisicamente e con la faccia un po’ furba di certi catanesi. Uno di quelli da cui le donne si farebbero fare qualunque cosa.
Antonella Pulvirenti – Amica di Serena – piace a Melo, anche se lui la ragazza ce l’ha già. Alla ricerca di occupazione. Belle gambe abbronzate, buon odore, bei piedini. In viso proprio bellissima non era, anzi, piuttosto irregolare. Non era neanche molto alta. Ma riempiva bene un paio di jeans attillati, senza un grammo in più, né uno in meno, con un effetto, alla vista da dietro, piuttosto gradevole.
Giuseppe Cusumano – amico di Serena – potrebbe usufruire di un buon locale per aprire un pub. Disoccupato.
Turi Musumeci – Lavora nel reparto farmacia dell’ospedale – E’ uno dei fondatori di AP Catania. Da bambino aveva visto picchiare il nonno. Figura importante. Magro, quasi asciutto, alto, moro, ma con gli occhi azzurri.
Marilena Rapisarda – una delle ragazze di AP Catania – sensibilizzata da un professore al liceo. Lavoretti precari. Magra, alta, occhi scuri, viso da araba con qualche influsso lombardo. Bellissima cadenza di uno di quei paesi tipo Bronte. Amministra il sito.
Simone Venezia– Un ragazzo di AP Catania. Studente universitario di giurisprudenza. Un bel ragazzo dai tratti molto regolari e dall’aspetto accattivante.
Sara Zappalà- Responsabile settore comunicazione di AP – CT. Corporatura solida, aspetto dolce ma affidabile. Ottime capacità relazionali. Occhi nerissimi, come i capelli. Studentessa in cerca di lavoro. Pippo Muscarà – lontano parente di Marilena – uno dei fondatori di AP – CT – Non è del tutto disinteressato.
Lori Pappalardo – Una ragazza di AP che qualche volta indossa un maglione rosso. Bella ragazza sui venticinque dal sorriso simpatico, laureata in lettere in attesa di prima occupazione. Desiderosa di partecipare a un master che la facesse specializzare nella tutela dei beni culturali.
Lia Patanè – Ragazza di AP. Madre di un bimbo piccolo.
Angelino Lizi – Studente di lingue, collaboratore volontario del giornale online step2
Gabriella Spampinato – E’ cresciuta in una parrocchia di periferia con gli insegnamenti di un parroco di frontiera. Figura importante. Studentessa universitaria di giurisprudenza. Era una bellissima ragazza, Gabriella, capelli castano chiari, corti, che le davano una spiritosa aria da ragazzina. Ma poi scoprivi l’elegante voce pastosa, e gli occhi guizzanti come guizzante doveva essere il suo carattere e vivace la sua intelligenza e ti dicevi che quel metro e sessantacinque di addiopizzina era fatto molto bene. La maglietta attillata, poi, evidenziava un seno perfetto.
Antonio e Agatuccia. Fratello e sorella, membri di Addiopizzo, figli di un noto e importante professionista catanese.
Struttura complessiva del lavoro
Cap.1 Gabriella su internet. Presentazione del problema: Che fai se vengono a chiderti il pizzo? Melo Marletta guarda Antonella
Cap.2 Melo pensa alla difficoltà di trovare lavoro, pensa alla sua ragazza, pensa ad Antonella. Rocco in ospedale parla con Turi. Rocco alla riunione Addiopizzo – sede Cap.3 Carne di cavallo al Castello Ursino. Racconti dei ragazzi. Scopriamo Gabriella.
Cap.4 Chiacchierata su Addiopizzo a casa di Serena. Melo torna a Roma. Melo e la sua ragazza si lasciano - Rocco entra in Addiopizzo. Cap.5 Rocco, Turi e Gabriella vanno a mare assieme e parlano di tutto. Rocco scopre tante cose su Addiopizzo. Rocco si innamora di Gabriella. Turi incontra una sua ex compagna di scuola
Cap.6 Un importante industriale decide di denunciare aiutato da Addiopizzo. Turi si dedica all’ex compagna, parente di uno di quelli, e viene assalito dai dubbi.
Cap.7 Evoluzioni del capitolo 6. Un ragazzo, forse gay, racconta la storia di un negoziante. E’ una storia esemplare. Rocco e Gabriella fanno coppia sia in Addiopizzo che fuori. Simone e Rocco parlano di Caselli – Grasso. Turi e Rocco discutono insieme sul perché storicamente la mafia è nata in Sicilia.
Cap. 8 Step2 pubblica un articolo su Addiopizzo Catania. Ci sono interviste ai ragazzi. Antonella incontra Marilena.
Cap. 9 Si organizza una manifestazione nel centro cittadino. Slogan. Antonella telefona a Melo che sta a Roma e lo stuzzica. Partecipano entrambi al corteo. Lei entra in Addiopizzo .
Cap.10 Si comincia ad avere la sensazione che possa crescere la rivolta. Rocco pensa ad un’azione simultanea di un intero quartiere contro il pizzo e ne parla con Simone. In una sala d’attesa si sente l’indifferenza, l’ignoranza, la paura della gente. Non amano chi si ribella al pizzo… Melo a Catania parla con Giuseppe della possibile attività da portare avanti insieme. Con Antonella ormai filano, ma intanto deve tornare a Roma.
Cap.11 Due ragazzi di Addiopizzo abbandonano il gruppo perché il padre è un personaggio noto e molto attivo e… non gradisce. Avviene una strana riunione per frenare la rivolta. C’è anche il padre di quei ragazzi. Ci sono anche persone in cravatta. Cap.12 Simone commenta. Rocco commenta.. L’identità catanese. L’idea di Sicilia… Discussione a Roma su AP. Si parla di Andrea Vecchio. Una ragazza cinese viene salvata da Simone. Ha bisogno di aiuto? Cap.13 La stampa attacca certi atteggiamenti giacobini. Rocco e Gabriella vanno insieme in una scuola. I ragazzi si mostrano molto interessati e fanno molte domande. Antonella riceve avances da un personaggio equivoco, forse amico degli… amici… Antonalla che dapprima è tentata, poi lo allontana ma allenta fino a interrompere i propri rapporti con Melo.
Cap.14 Turi trova la macchina bruciata e Gabriella il motorino bruciato e parzialmente disciolto nell’acido. Prima però c’erano stati strani avvertimenti. Ad un’amica di Gabriella (Cettina Murabito?) viene rifiutato un posto perché “è un’estremista di Addiopizzo”. La ragazza si trasferisce al nord. E’ una fuga. Alcuni negozianti fanno capire che non vogliono più avere a che fare coi ragazzi di Addiopizzo. Ma altri aderiscono alla lista. Simone si rivede con la ragazza cinese. C’è del tenero, ma parlano anche di commerci e mafia cinese.
Cap.15 Nuovi ragazzi aderiscono ad Addiopizzo e passa una legge importante che favorisce la lotta al pizzo. La ragazza cinese viene vista alla stazione in partenza per Milano. Ha il viso tumefatto. Non si rivedrà più in Sicilia. Addiopizzo prende contatti con ragazzi di Messina e di Siracusa…
Cap.16 E’ una battaglia continua con sconfitte e vittorie, ma queste ultime sono di più… Rocco diventa presidente di Addiopizzo Catania. Melo va a Roma per sbrigare alcune cose e poi trasferirsi definitivamente a Catania, dove inizierà l’attività con Giuseppe. La speranza vince.
(Versione 7)
CAPITOLO 1
Certe estati, a Catania, giusto la mattina presto si può respirare. Erano le 7, 45 di mattina quando Gabriella, coperta di quasi nulla come aveva dormito, girando su internet scoprì questo articolo: “XI rapporto Confesercenti. Le mani sulla criminalità.”
“Da una prima analisi dei dati del Rapporto, la complessa attività della mafia viene accomunata a quella di una grande holding che "fattura" complessivamente 130 miliardi di euro e un utile che sfiora i 70 miliardi, al netto degli investimenti e degli accantonamenti. Prima fra tutte le aziende italiane, quindi, per fatturato, utile netto, addetti e servizi. Il solo ramo commerciale della criminalità mafiosa e non, ha ampiamente superato i 92 miliardi di euro, una cifra che si attesta intorno al 6% del PIL nazionale. Ogni giorno una massa enorme di denaro passa dalle tasche dei commercianti e degli imprenditori italiani a quelle dei mafiosi, qualcosa come 250 milioni di euro al giorno, 10 milioni l'ora, 160 mila euro al minuto.
In crescita il settore dell'usura, che colpisce circa 180 mila commercianti, così come il peso economico della contraffazione, del gioco clandestino, delle scommesse e dell'abusivismo (il cui giro di affari è di circa 10 miliardi annui).
A fronte di un tale volume di affari nel Rapporto viene evidenziata una tendenziale crescita delle denunce per estorsione. Negli ultimi 5 anni, infatti, le persone denunciate per tale reato in Italia sono aumentate del 30%. Nel dettaglio il 2004 ha visto 5.594 persone denunciate, nel 2005 sono state 6.801, nel 2006, 6.696, nel 2007, 7.832 e nel primo semestre del 2008, 4.563.
Vogliamo evidenziare - è scritto nel rapporto - il diffondersi, tra alcuni imprenditori, di una doppia morale, per la quale ci si mostra ligi alle regole dello Stato e del mercato quando si opera al centro-nord Italia, e con molta disinvoltura ci si adegua alle regole mafiose se si hanno interessi nel sud Italia. Un comportamento censurabile che rappresenta un riconoscimento della sovranità territoriale alle organizzazioni mafiose, a danno dei principi di leale concorrenza e di libertà di impresa".”
Gabriella trovò l’articolo interessante ed assolutamente pertinente al tema di cui si occupava assieme agli altri ragazzi. Decise allora di postarlo subito nel forum del loro sito. Poi magari qualcun altro, Marilena o Simone, si sarebbe preoccupato di aggiornare Facebook. Mentre digitava rapidamente sulla tastiera – doveva sbrigarsi perché dopo venti minuti aveva appuntamento a Villa Pacini col professore della tesi - Gabriella rifletteva sul contenuto dell’articolo. Impressionante il quadro complessivo: duecentocinquanta milioni di euro passano ogni giorno dalle mani di commercianti e imprnditori a quelle dei mafiosi. Situazione generale certamente pesante, anche se in Sicilia… a differenza che nelle altre regioni, le cose cominciavano a dare timidi segni di miglioramento. In particolare era nell’isola che si riscontrava il più alto incremento di denunce contro le estorsioni. E questo sì che era incoraggiante pensava con un leggerissimo sorriso sulle belle labbra. Già… Erano molto belle le labbra di Gabriella.
Prima di uscire dal sito diede una rapida occhiata ai titoli delle varie discussioni attive nel forum:
AutoreRisposteVisite
XI rapporto Confesercenti. Le mani sulla criminalità. ZZ 0 0
Racconto interattivo. XX 28 173
Beppe Fiorello legge Antonio Caponnetto. YY 0 11
Milano: Abolita commissione antimafia. TT 1 15
Seminario a “Lettere” sul contrasto alle estorsioni : Audio. YY 4 56
Liceo Classico Gulli e Pennisi di Acireale. VV 1 28
Slogan contro il pizzo o concetti da veicolare? XX 20 259
Non erano moltissimi quelli che scrivevano e che leggevano, ma il gruppo era in costante crescita. Spento il computer andò a prepararsi di corsa per andare a Villa Pacini, splendida sede di giurisprudenza.
***
Se dovevano considerarsi catanesi o romani i fratelli Marletta non lo avevano capito mai. Certo è che ci venivano spesso giù a Catania. Ci venivano da Roma, dove vivevano, tifando giallorosso, fin da bambini. Oddio! Da quando i loro genitori avevano fatto l’abbonamento a Sky e avevano cominciato a guardare le partite del Catania in serie A, capitava anche a loro di accalorarsi qualche volta per i rossazzurri. Finché quella volta lasciarono di stucco i loro amici romani, quando, in casa di romanisti, nell’ultima di campionato, saltarono su con le braccia in alto esultando al goal del Catania contro la Roma che sanciva la salvezza dei siciliani e la permanenza in serie A. Tanto ormai comunque la Roma lo scudetto non poteva vincerlo più a causa dei risultati sugli altri campi. In Sicilia i fratelli Marletta ci venivano soprattutto d’estate, a villeggiare a Trecastagni dove facevano base, e a fare i bagni qua e là, lungo la scogliera di pietra lavica fra Piazza Europa, Ognina e Aci Castello… La vista di quella scogliera può risultare inquietante a certi turisti non abituati ai contrasti di colori dello Jonio catanese. Ma poi quasi tutti finiscono per ammettere che si tratta di una vista splendida, almeno quando gli scogli non sono sozzi di buste di plastica o peggio. Non né raro che ci si vedano preservativi usati. Da un po’ di anni Melo e Dino sceglievano spesso le piattaforme comunali. Quest’anno erano venuti giù in due distinte ondate, a distanza di pochi giorni l’una dall’altra. Prima Melo con la sua ragazza romana ed una coppia di amici, poi Dino anche lui con la sua ragazza del momento e un’altra coppia di amici. Quando furono al completo, otto in tutto, occuparono per dormire tutti gli spazi disponibili nei due appartamenti in villa di proprietà della nonna materna, all’interno di un bel giardino di aranci, palme e magnolie. Non erano amici casuali. Facevano infatti parte tutti di un coro molto affiatao e bravo che esisteva ormai da anni. I due fratelli avevano in programma di far conoscere agli amici Catania e dintorni, ma anche di fare delle gite a Taormina, Siracusa, Agrigento…
Quella sera, una qualunque di agosto, avevano un programmino speciale. Andare a fare un po’ di cori a piazza Duomo verso le undici di sera, quando ormai la piazza era completamente preda dei pochi turisti – Catania sta fuori dagli itinerari turistici che contano - e dei tanti catanesi che sfruttavano le ore più fresche per fare una passeggiata ai margini della movida locale.
Quello su cui sorge il monumento al “Liotru” è il punto di discontinuità temporale e spaziale più fantastico e critico della città: Lì il potere profano, quello spirituale, quello magico e quello della natura si scontrano e si danno battaglia, seppur in modo invisibile. Lì è la chiave di questa città, Lì la chiave della vita dei suoi cittadini. Era un posto ideale per provare quella sera a uscire dalla realtà ed entrare in un’altra dimensione. La musicalità sapiente di quel coro, poi, aiutava molto…
Lo spettacolino era improvvisato, è vero, ma il direttore del coro, anche lui trentenne, sapeva il fatto suo e così, pur essendo solo otto ragazzi, meno della metà cioè dell’organico del gruppo al completo, la cosa cominciò ad avere un certo successo. Qualche piccola magia quindi accadde. Ad ascoltare, seduti sui gradini della base del Liotru, inizialmente c’erano solo la cugina Serena Giuffrida di Catania, laureata in psicologia e… in cerca di prima occupazione, e quattro o cinque suoi amici. Ma dopo un po’ intorno ai ragazzi romani, in piedi in semicerchio a cantare davanti agli amici catanesi, ecco formarsi un semicerchio molto più grande di curiosi che, alla fine di orgni brano, applaudivano sinceramente divertiti. L’applauso più forte lo riscossero quando cantarono uno dei loro cavalli di battaglia, “Tiger Man”. Il loro repertorio comprendeva certamente alcuni brani tipici da coro, musiche alpine, brani religiosi, spirituals americani, ma i loro pezzi forti erano le colonne sonore dei più noti cartoon coi quali erano cresciuti. La magia di quelle voci che si calava in un luogo già magico di suo e ricco di leggende, stava quasi facendo uscire dalla realtà sia i coristi che il pubblico. La serata scorreva in modo molto tranquillo e piacevole – non era neanche tanto calda - fin quando l’arrivo di un gruppo di bulli, neanche tanto giovani e forse già un po’ “fatti”, che mostravano sghignazzando di volersi mettere a cantare in mezzo ai ragazzi, non sancì bruscamente la fine del divertimento. I ragazzi, gli otto del coro e gli amici di Serena, andarono allora a consumare qualcosa in un pub della piazza, quello da dove si possono osservare le acque sotterranee dell’Amenano. Fiume piuttosto misterioso quello catanese, che non si vede mai da nessuna parte, tranne che in posti quasi assolutamente inaccessibili, come il pozzo nelle cucine dell’ex monastero dei Benedettini e pochi altri non meno impegnativi da raggiungere.
La discussione fra i ragazzi, dapprima allegra e un po’ chiassosa come spesso accade in questi casi, cominciò a diventare all’improvviso e in modo assolutamente casuale un po’ più seria. I Catanesi, strettisi attorno a Melo, che dei due fratelli era il più socievole e che spesso riusciva a catalizzare l’attenzione e le simpatie di chi lo ascoltava, si misero a fantasticare con lui su possibili piccole attività imprenditoriali mirate al tempo libero dei giovani, da portare avanti insieme. Tu ti trasferisci a Catania ed apriamo insieme un locale, che ne so? Un Pub –
Ho un’idea migliore – disse sorridendo Melo, osservando a lungo e con aria misteriosa i presenti, per fare un po’ di scena, soffermando per giunta il suo sguardo piuttosto a lungo sulle gambe abbronzate di Antonella, una delle ragazze catanesi. - Io so organizzare bene giochi di gruppo. Potremmo mettere su una sala con varie proposte di giochi di gruppo. “Lupus in tabula” ve l’ho fatto provare ieri sera e mi sembra che vi sia piaciuto molto. Come quello ne conosco anche tanti altri… Potremmo cambiare gioco praticamente ogni sera per due settimane. –
Bene. Poi tu potresti pure organizzare un coro e fare spettacolini… - Disse Antonella, sistemando un po’ meglio la gonna sulle gambe, in modo da lasciarne scoperte un po’ più di prima… “Simpatica questa Antonella” pensò Melo, mentre la sua ragazza romana non riusciva a frenare un gesto di fastidio del capo.
Ma no! Calma ragazzi, Calma! Non diciamo assurdità. Intanto il coro non c’entra niente coi giochi che ho in mente io; e poi, per mettere su un coro occorre qualcuno bravo che possa dirigerlo e… quello non sono certo io. Un altro bravo come il mio amichetto romano dove lo trovate? – L’amichetto romano, il direttore del coro, fece un cenno di inchino per ringraziarlo del complimento.
No. Il coro scordiamocelo. Pub e giochi. Ce n’è già a Catania di locali così? –
Non credo, almeno per quello che so io - disse Rocco, uno degli amici di Serena. – Di pub, tanti… Dove però un animatore organizzi giochi di società non mi sembra. -
Potremmo scoprire che il mercato è vergine ed avere la strada spianata – Aggiunse Giuseppe.
Ma c’è una cosa che non capisco – disse ridendo Melo, mandando giù l’ultimo sorso di birra del bicchiere, mentre tutti gli sguardi degli altri stavano rivolti verso di lui. – Io ora ci metto le idee, poi, se la cosa parte, ci metto la mia esperienza nell’organizzare giochi e gestire le serate (tempo fa ho pure fatto effettivamente esperienza come animatore). Forse mio padre un po’ di soldi per partire - pochini però temo - me li potrebbe pure prestare. Poi potremmo pure informarci sui possibili finanziamenti per l’imprenditoria giovanile… Tutto bene. Ma… voi catanesi, qui, cosa ci mettete?- E guardò a lungo gli occhi di Giuseppe, di Rocco, della cugina Serena, di Antonella… Anzi, no. Di Antonella non sembrava che guardasse proprio gli occhi…
Io – disse Giuseppe facendosi improvvisamente serio ed abbassando la voce – in una traversa di via Umberto ho un locale piuttosto grandicello, composto da più stanze, assolutamente inutilizzato… Anzi, ovviamente è mio padre che ce l’ha, ma lui ne possiede talmente tanti altri, già affittati, che quello… preferisce mantenerlo libero per il momento in cui io mi decida a cominciare a fargli qualche proposta….-
Dalla sala vicina continuava arrivava in modo ossessivo, seppur a volume non troppo alto, il brano tormentone di quell’estate “Solo tre parole”. Tutti si zittirono a guardare Giuseppe. Che suo padre fosse ricco gli amici di Giuseppe lo sapevano tutti. Come si fosse arricchito non era invece molto chiaro a nessuno. Aveva sì delle terre da qualche parte, forse in provincia di Caltanissetta, ma non se ne sapeva un granché. Che poi Giuseppe fosse per il padre un cruccio, con la sua scarsa voglia di crescere e di… mettere la testa a posto, con gli studi universitari interrotti subito per manifesto e conclamato disinteresse, i suoi amici lo sapevano perfettamente. Che non si capisse poi che piega avrebbe potuto prendere la sua vita ogni tanto passava per la mente a tutti. Tanto in ogni caso poi, i suoi amici, piuttosto allarmati e in ansia ci stavano comunque, anche e soprattutto per il proprio di futuro… E ora Giuseppe sembrava prendere per la prima volta sul serio qualcosa… A rompere il silenzio ci pensò Dino, il fratello di Melo che, smettendo per un attimo di sbaciucchiare e accarezzare la sua biondina romana, mostrò di non essersi perduta comunque una battuta, pur tra un’effusione e l’altra. Ma già: lui era quello assennato fra i due fratelli e…:
Tutto bene – si fa per dire – ma… come la mettete quando arrivano quelli a chiedervi il pizzo? Pagate? Li denunciate? Non fate nulla per vedere che succede? –
Già, – disse Melo – questo sì che è un bel problemino… Avere a che fare col fisco, coi concorrenti, cogli alti e bassi del mercato è una cosa. Ma avere a che fare come accade qui con le “famiglie”, con le loro regole, con le loro richieste… col rischio che ti incaprettino o ti scarichino addosso interi caricatori di Kalashnicov, a me francamente sembra un’altra cosa. Almeno questi problemini a Roma non ci stanno…-
Giuseppe si fece ancora più serio in viso, quasi accigliato, poi con tono pittosto innervosito fece con voce tesa ma bassissima:
Vabbé! Se la mettete così è inutile che stiamo a parlarne. – E si zittì rimanendo silenzioso a lungo. Poi visto che ormai si era un po’ guastato il clima, salutò tutti, disse che era stata una bella serata, e si diresse verso l’uscita, seguito un po’ pigramente da Antonella, Rocco e gli altri catanesi. Serena rimase coi cugini, che si stavano attardando a pagare, mostrandosi soddisfatta per la serata, ma un po’ dispiaciuta per la piega antipatica che, imprevedibilmente e improvvisamente, aveva preso la bella serata.
Vabbé, voi però a fargli quei discorsi… -
Ma perché, Serena, tu cos’hai capito? - si azzardò a dire uno dei ragazzi romani del coro, si sono offesi perché Dino e Melo hanno parlato di pizzo e poi di mafia? Perché cioè loro di queste cose non ne vogliono sentire parlare? Che tanto… se qualcosa accade poi ci si pensa? Oppure perché danno per scontato il pizzo e ritengono segno di scarsa serietà considerarlo veramente un freno ad una nuova iniziativa? –
Serena ci pensò a lugo prima di rispondere. Evidentemente non aveva neanche lei le idee chiare e comunque non riusciva a decidere quale fosse la risposta più adatta. Questi venivano da Roma, chissà già quanto pieni di preconcetti rispetto a tutto ciò che accade in Sicilia… Come rispondere? E poi, ma cosa ne sapeva lei stessa del pizzo, più di quei ragazzi romani? Praticamente nulla… E allora si limitò a dire;:
Ma che cavolo volete che ne sappia io? Forse parlare di lavoro lo mette in crisi… E in ogni caso per questa sera sono troppo stanca per starci a pensare. Bye, bye-
CAPITOLO 2
Contrariamente al solito, anzicché girarsi dall’altra parte per riprendere sonno, Melo, svegliatosi piuttosto presto, si alzò e, in punta di piedi e senza far rumore per non svegliare la sua ragazza, si infilò un paio di pantaloncini ed andò a fare una passeggiata nel giardino. Si annunciava una di quelle giornate estive di caldo afoso e terribile che non davano tregua neanche all’alba. Ma la notte qualche goccia di pioggia aveva regalato alla terra che, in cambio, restituiva il suo tipico buon odore di quando era bagnata. Melo, coi suoi capelli scuri e il pizzetto, aveva un aspetto che potremmo definire da spagnolo. Niente male come ragazzo, alto e col sorriso sempre pronto. Pensava a Simona, Melo, la sua ragazza, carina, sì, forse anche simpatica e disponibile in certi momenti, ma troppo con la testa per aria. Per ogni ragazzo che vedeva passare perdeva subito la testa e desiderava corrergli dietro… Con Melo aveva fissato già un record di continuità di rapporto. Probabilmente più per merito del ragazzo che altro. Quanto sarebbe andata ancora avanti quella storia? Probabilmente, visto che avevano concordato una “tregua” prima della partenza, giusto per godersi quel viaggio, la loro storia non sarebbe sopravvissuta al rientro a Roma. Poi improvvisamente Melo pensò alla vista gradevole della gambe di Antonella. Era anche intelligente Antonella, spiritosa, allegra quanto basta, ma la cosa che più lo attirava erano le sue gambe e certe incognite non facili da decifrare, ma ricche di promesse. Aveva anche un buon odore Antonella. Melo lo aveva sentito quando si erano attardati a salutarsi baciandosi sulle guance, mentre Giuseppe fremeva per andar via. Anche i piedini di Antonella, affusolati ed eleganti come apparivano dalle generose infradito argentate, meritavano attenzione. Ma Melo preferiva non pensarci. Lui una ragazza ce l’aveva, anche se non sapeva per quanto ancora. E poi, il vero e principale problema per Melo, come per tanti giovani, troppi, era un altro: Trovare un lavoro. E se era difficile a Roma, con tutte le sue opportunità, figuriamoci a Catania… Città affascinante dal punto di vista estetico, anche se la prima impressione per i forestieri è quella di una città un po’ cupa. Città dinamica anche, soprattutto dal punto di vista commerciale e industriale, ma terribilmente statica da quello sociale, oltre che spesso bloccata da troppi freni, troppi interessi, troppe illegalità, troppe burocrazie volute per mettere i bastoni fra le ruote agli onesti e favorire gli amici…
***
Rocco Torrisi era rimasto molto colpito dalla piega che la discussione aveva preso la sera prima. Lo aveva colpito pure l’atteggiamento di insofferenza dimostrato da Giuseppe che aveva messo termine in modo strano alla discussione. Rocco era di media statura, ben impostato fisicamente e con la faccia un po’ furba di certi catanesi. La mattina al lavoro, mentre prendeva il caffè al distributore automatico che stava in fondo al corridoio, ne parlò col suo collega di turno, anche lui infermiere in un ospedale cittadino. A questo collega spesso raccontava, ricambiato, le cose che più lo avevano colpito. Il corridoio terminava con una parete completamente a vetri dalla quale si poteva avere una comoda vista sul quartiere Lago di Nicito. Chissà che aspetto conferiva alla città quel lago quando esisteva davvero quattro secoli prima, quando ancora le sue acque non erano state sopraffatte dall’irruenza della colata lavica del 1669? Pare che lungo la costa del lago, in posizione affascinante e privilegiata, sorgessero ricche ville padronali che certamente godevano di una vista splendida. Catania con un lago e col suo fiume, l’Amenano visibile, doveva avere un aspetto completamente diverso da ora, molto più leggiadro, allegro. Peccato non poterla vedere la città di allora se non solo con la fantasia… Più in lontananza, al di là del lago, purtroppo solo immaginato, la cupola maestosa della chiesa di S. Nicola, a Piazza Dante. Dall’ospedale non si poteva vedere, ma a Piazza Montessori, a fianco della chiesa costruita negli anni ‘sessanta, c’era un punto, poco conosciuto dai Catanesi, da cui si poteva fare un salto indietro di più di tre secoli ed ammirare, un po’ defilato, sulla destra, ma ben visivile, l’orrore di quella colata lavica che, travolgendo le casupole di campagna, si faceva strada verso il centro della città. Una vista da non perdere per capire Catania.
Anche quella mattina Rocco si confidò col collega.
Della serata precedente gli raccontò tutto per filo e per segno e…
Bastapizzo! – disse il collega.
Cosa dici? – Sì. Così è nato, l’ho letto, così, proprio per una storia quasi identica, Bastapizzo o Ciao pizzo o No-pizzo o un nome del genere a Palermo – E cos’è? –
Un’organizzazione che combatte il pizzo. - Ah! –
L’organizzazione si chiama Addiopizzo – disse avvicinandosi Turi, del reparto farmacia.
E tu che ne sai? –
Qualcosa ne so… Alcuni giovani a Palermo volevano iniziare un’attività commerciale e fra le difficoltà da valutare ad un certo punto era emersa pure quella del pizzo. Ne hanno parlato, parlato, parlato… fra di loro e con altri, finché è venuta l’idea ed hanno fondato Addiopizzo. Il loro primo gesto importante, quello che ha sollevato la curiosità di tutta Palermo e che ha fatto conoscere questi ragazzi a tutti, è stata la decisione di tappezzare i muri del centro di Palermo e le vetrine di molti negozi, con un manifestino che diceva:
UN INTERO POPOLO CHE PAGA IL PIZZO E’ UN POPOLO SENZA DIGNITA’” Ne hanno parlato i giornali, le TV. Grande curiosità e mille ipotesi. Poi si è scoperto che erano stati quei giovani e… che facevano sul serio. Da quel giorno infatti non hanno più smesso di battersi contro il pizzo e di tentare di far recuperare ai Siciliani la dignità perduta. -
Allora non sai solo il nome giusto. Mi sembra che ne sai molto di più… -
Ecco, la verità è che con alcuni amici stiamo cercando di organizzare qualcosa di simile anche qui a Catania.-
Allora certo che ne sai… A proposito. Avete sentito di quel tizio a Guardia Ognina che gli hanno fatto saltare in aria la saracinesca? Un fruttivendolo, mi pare…-
Sì, l’ho sentito al tg3 regionale. Il giornale locale invece pare che non ne parli… In ogni caso – e abbassò la voce al massimo – sappiamo tutti che la cosa più importante per la mafia ormai è la sanità. Forse la colla nella saracinesca sta facendo il suo tempo. Potrebbe essere più interessante capire davvero come si paga il pizzo qua dentro, ad esempio. Comunque per ora ci accontentiamo di contrastare il vecchio pizzo, quello della colla nel lucchetto o dell’splosivo nella saracinesca. Sarebbe già tanto se debellassimo quello di pizzo… Se vi interessano queste cose, comunque, stasera posso portarvi con me. Ci riuniamo io e alcuni altri amici per parlarne. Cerchiamo altri volontari. Gente seria però!
E noi come siamo? – Chiese Rocco.
Ha! Ha! Ha! – fu la risposta, poi ognuno riprese la propria strada fra i corridoi dell’ospedale.
Rocco aveva deciso di andarci a quell’incontro; ma più che altro per curiosità. Turi, l’amico del reparto farmacia, aveva accennato anche alla presenza di ragazze. Magari ce n’era qualcuna carina… L’altro collega invece se ne tirò fuori in modo diplomatico. D’altra parte a quelle bambinate lui non ci credeva. Bastasse fare un giochetto da ragazzi per sconfiggere quelli… Illusi! Qui le cose non cambieranno mai: c’è troppa gente contraria a farle cambiare. No! Sarebbe rimasto a casa a vedere la finale del triangolare di calcio…
Turi Musumeci, magro, quasi asciutto, alto, moro, ma con gli occhi azzurri, arrivò puntuale all’appuntamento, fece salire Rocco in macchina e lo portò con sè in via di S. Giuliano, in alto. Lì trovarono un posto per la macchina, quindi si diressero a piedi verso il posto della riunione. Mentre camminavano non poterono non girarsi a guardare un macchinone nero, di quelli coi vetri abbruniti, che sbucava sgommando da via Santa Maddalena e si dirigeva a tutta velocità verso Piazza Dante. In pochi minuti i due giovani arrivarono in piena zona barocca. Il barocco catanese, più sobrio e meno noto di quello di Noto, aveva tuttavia un certo fascino misterioso, forse anche per certe leggende che spesso gli venivano associate. Una per tutte: la storia delle apparizioni di un cavallo senza testa, visto galoppare lungo via dei Crociferi, subito dopo il tramonto, in orario prediletto dagli amanti.. In un prestigioso edificio settecentesco aveva sede l’ente che ospitava la riunione. I due giovani entrarono superando un chiostro che, seppur al buio o quasi, lasciava immaginare bellezze che invitavano a tornare di giorno per guardarle. Entrarono e andarono a sedersi cercando di non disturbare, visto che la discussione era già in corso. All’inizio non capirono niente. Oddio! Apparentemente di qualcosa sembrava che parlassero, di un manifesto, un comunicato… o qualcosa del genere. In realtà sembrava che due dei ragazzi non volessero risolvere realmente la questione, qualunque essa fosse, ma parlarne il più a lungo possibile. Dopo un po’ che la cosa andava avanti una ragazza seduta nella fila davanti a quella degli ultimi arrivati, si girò all’indietro, avvicinò il suo viso a Rocco e si sentì in dovere di spiegare con un sorrisetto malizioso quale fosse secondo lei il reale motivo di quello scambio prolungato di battute. A Rocco la spiegazione interessò fino a un certo punto, ma il viso di quella ragazza, invece, moltissimo. Il suo alito poi odorava piacevolmente di anice.
Finalmente la discussione prese una piega più interessante: fu quando si cominciò a parlare del problema della sede. L’associazione, in attesa di poter disporre di una propria sede, finiva per farsi ospitare per periodi più o meno lunghi presso altre organizzazioni che disponessero di locali consoni alle necessità. Oggi ci siamo riuniti qui. Ma siamo d’accordo fin dall’inizio che Addiopizzo deve essere un’associazione apartitica. Apolitica non può essere perché battersi conto il pizzo e la mafia, così come pure puntare ad una maggiore legalità in genere nella società catanese è già un fatto politico, ma apartitica l’associazione dev’esserlo a tutti i costi. Siamo riconoscenti a chi oggi ci ospita, ma non possiamo tornare in un posto così come questo che rappresenta precisi interessi di parte. Voi sapete che già noi, a torto, siamo considerati un movimento di sinistra. Se poi proviamo ad invitare in questa sede i nostri interlocutori, non sorprendiamoci se molti si rifiuteranno di venirci. Si tratta di imprenditori, commercianti, artigiani, gente di tutti i tipi, ma molti di loro, certamente, con le proprie idiosincrasie politiche…- A parlare era stato Simone Venezia. Un bel ragazzo dai tratti molto regolari e dall’aspetto accattivante. I suoi nonni paterni, di probabile lontana origine settentrionale, in realtà erano arrivati a Catania subito dopo la fine della seconda guerra mondiale dal Sud America. Il padre di Simone si sentiva attratto da Israele e quella siciliana doveva costituire, in un certo senso, solo una tappa di avvicinamento progressivo verso la terra promessa; si aspettava insomma che il nuovo stato sorto col simbolo della stella di Davide diventasse un po’ meno pericoloso… ma ormai la famiglia era integrata a Catania e quindi Simone e le due sue sorelle lo scoraggiavano dal tentare quell’avventura. L’unico loro problema era che della loro stessa religione in Sicilia non c’era praticamente più nessuno da cinque secoli… Lo stesso padre di Simone la ragazza che poi aveva sposato l’aveva conosciuta a Padova.
Nel corso della discussione un altro ragazzo arrivò a ventilare la possibilità di sospendere del tutto quegli incontri in attesa che si trovasse una sede consona. La proposta sorprese non poco alcuni altri dei ragazzi presenti, cui parve esagerata.
A San Cristoforo c’è quel centro sociale, il Taga… forse lì potremmo…-
Attenti ragazzi. La questione della nostra sede in una città come Catania è particolarmente delicata. Oltre che i posti troppo colorati politicamente dovremmo pure evitare i posti troppo strettamente controllati da quelli lì…-
Hai ragione, ma quelli lì controllano tutto in Sicilia…-
Fino a un certo punto. E in ogni caso non tutto alla stessa maniera. Quel centro culturale o sociale che sia, se non sbaglio, sta proprio nel cuore del quartiere controllato dalla cosca Nassei…-
Va bene propongo allora di andare nei locali di quella parrocchia… –
Un’ultima cosa, ragazzi – disse Turi – ci penso da un po’ ed oggi vorrei accennarvene. Sappiamo tutti che Catania è in preda al pizzo e che quello comunque non è l’unico male di questa città. Di malaffari finanziari, politici, amministrativi ce n’è un’infinità… Mi è venuto in mente: Perché non organizziamo una manifestazione insieme alla altre organizzazioni pulite della società civile catanese, per riprenderci la città? Almeno simbolicamente?-
E’ una bella idea, ma noi non siamo esperti di manifestazioni di piazza con molte persone. – Obiettò qualcuno.-
E’ vero, ma di tante cose che oggi facciamo, a partire dal contrasto al pizzo, fino a un paio di anni fa non eravamo esperti. Eppure oggi le facciamo con disinvoltura. Impareremo anche quello. Comunque, adesso è tardi. Io ho solo voluto lanciare l’idea per poterne parlare più diffusamente la volta prossima. Pensateci. -
Uscirono che ancora non era tardissimo e allora Turi propose a Rocco e a un gruppetto di addiopizzini (Simone e due ragazze) di andare a mangiare carne di cavallo e bere qualcosa prima di lasciarsi. Capitolo 3
La mole del Castello Ursino era veramente imponente e loro stavano seduti a un tavolinetto all’aperto, proprio davanti alla monumentale costruzione federiciana. Sorprendente e maestoso quel castello. Nella sua vita di quasi otto secoli ha resistito a terremoti devastanti, ad assalti di fiumi di lava, a mille utilizzi più o meno consoni, fino a diventare adesso sede di un museo. Ma quanto ci sarebbe ancora da fare per valorizzarlo veramente… Riuscirà mai Catania ad attirare i turisti, smettendo di essere la più sconosciuta fra le grandi città italiane? La carne di cavallo, diciamolo pure, era una moda catanese piuttosto strana, più selvaggia che trasgressiva, ma non ci si poteva esimere se si voleva apparire integrati. L’odore che arrivava dalla griglia era gradevole a momenti, inquietante in altri.
Marilena Rapisarda, magra, alta, occhi scuri, viso da araba con qualche influsso lombardo, raccontava, a beneficio di Rocco, la sua storia da addiopizzina. Aveva un viso asciutto e volitivo che espimeva dignità e la caratteristica intonazione melodiosa ed espressiva, oltre che simpatica, di certe cittadine un po’ appartate dietro l’Etna. Forse quell’intonazione l’avevano lasciata i Lombardi immigrati nella Sicilia centro-orientale in epoca normanna?
Io non ci pensavo neanche a una cosa del genere. Poi però il professore di storia e filosofia del liceo ci ha parlato delle logiche aberranti del racket; ci ha fatto capire che se non ci ribelliamo viviamo tutti… come dire? Peggio degli struzzi, come marionette manovrate da esseri abominevoli, come pupazzi che acquistano un po’ di apparenza di vita pagandola con la rinuncia a dosi di dignità crescenti giorno per giorno…-
Che paroloni – disse Turi – Per me si è trattato di qualcosa di molto più semplice e concreto. Io da piccolo ho visto picchiare in malo modo mio nonno mentre tornava a casa, era sera tardi, dopo aver ripulito e chiuso il suo magazzino. Mio nonno commerciava in pezzi di ricambio usati per macchine agricole. Io giocavo sul balcone perché era estate; a quell’ora nel vicoletto non passava nessuno: C’era una partita dell’Italia in TV. In due affiancarono mio nonno Tino e cominciarono a prenderlo a pugni e a calci; non si fermarono neanche quando lo videro cadere a terra a contorcersi e rantolare dal dolore. Sentii distintamente anche una delle frasi che gli dissero. O forse è quella che mi è rimasta in testa più di tutte “Cosa fitusa u sai ca tu ci hai un figghiu e du niputi… E allura finemula cu sta farsa… annunca a prossima vota u sai a cu tocca. Pensaci, pezzu ‘i mmerda.” Io ero piccolo e lì per lì pensavo si trattasse di un gioco. Cominciai a chiamarlo “Nonno! Nonno!” ma lui non si muoveva. Allora, dato che io mi misi a chiamarlo più forte, i miei mi sentirono e si affacciarono; capirono subito quello che doveva essere successo e mi fecero entrare per non guardare più. Dalla faccia seria di mio padre capii che non di un gioco si trattava. Quando mio padre scese in strada i due si erano già allontanati. Mio nonno fu portato in ospedale dove lo curarono per due settimane. Dopo, quando si fu rimesso, gli rimasero comunque certi dolori che non andarono più via. A me fecero promettere che di questa cosa non ne avrei parlato con nessuno. La cosa però mi colpì moltissimo e crebbi però col fermo proposito di capire, prima o poi, e… fare qualcosa. Crescendo certamente capii. Poi sentii parlare di Addiopizzo a Palermo e mi sono messo in contatto tramite internet. La prima riunione a Catania la facemmo sei mesi dopo i primi contatti. Eravamo in cinque. –
Rocco rimase ad ascoltare come imbambolato. Di più: provò strani sentimenti, come di vergogna, come se si sentisse sporco, come se l’aria improvvisamente fosse diventata pesante, irrespirabile e maleodorante. Da una certa distanza, e da una direzione indefinita fra quel dedalo di viuzze piuttosto degradate che circondavano il castello, all’improvviso ecco arrivare un rumore che poteva sembrare di un’esplosione. Impossibile dire cosa fosse realmente. Due figure vestite in abbigliamento scuro, con jeans neri e maglietta attillatissima, bracciali, borchie, collanine, passarono lentamente vicino al tavolino dove stavano i ragazzi. Squadrarono i giovani uno per uno attentamente, soffermandosi ancora più a lungo sulle ragazze, poi si girarono per dirigersi verso l’ingresso del locale che vendeva e cucinava la carne di cavallo. Mentre si allontanavano dal tavolino uno dei due diceva all’altro con voce vagamente rauca “dumani ci vai nni dda cosa fitusa e cci rici …”. Si appoggiarono poi al muro davanti all’ingresso del locale e ridacchiando di tanto in tanto con l’atteggiamento di chi si crede furbo rimasero lì fermi a lungo come se stessero a controllare qualcosa. Dall’interno del locale arrivavano le note del brano "the end” dei Llorca.
Tutti i ragazzi li avevano notati. Ci pensò Gabriella, l’altra ragazza di Addiopizzo, a prendere la parola interrompendo un silenzio un po’ pesante che si era creato, prima per le parole di Turi, poi, dopo l’esplosione, per l’apparizione dei due tipi in nero.
E pensare che è gente come quei due che tiene sotto scacco una città come Catania e tutta la Sicilia. Che vergogna, che schifo… . Si tratta di persone culturalmente a livello quasi subumano…-
Mica tutti! Questi sembrano più delle maschere di carnevale che altro, ma ci sono pure quelli in giacca e cravatta, quelli con i camici bianchi... Questi che vediamo qui e che sembrano solo dei balordi in realtà sono solo la manovalanza… violenta, spietata, ma quelli che contano sono altri- A parlare fu Marilena. Rocco osservava affascinato quei ragazzi e i loro ragionamenti. Fu Turi allora a riprendere la parola:
Certo. Anche quella è mafia. Anzi forse soprattutto quella… Ma stiamo attenti. I camici bianchi che fanno i loro interessi, i politici che fanno i furbi, insomma certe cose ci stanno dappertutto, mica solo dove c’è la mafia… Nell’incontro con la mafia però… o meglio, con quella che tu chiami la manovalanza e cioè col braccio armato, i prepotenti di alto livello acquistano un potere di vita o di morte sui loro avversari e questo li rende molto più aggressivi, spregiudicati, arroganti. Danno sfogo senza limiti alla loro prepotenza… Sono convinto però di due cose: primo che all’occorrenza, pur di salvarsi loro, le cravatte e i camici bianchi lascerebbero annegare senza scrupoli il braccio armato… Secondo che, vigliacchi come sono, una volta privi del potere di vita o di morte sui loro avversari, finirebbero per rinunciare a una parte della loro prepotenza ed arroganza, finendo per confondersi coi furbi e i prepotenti di qualunque zona d’Italia, non più, alla fin fine, così pericolosi…-
Questa è la tua tesi, Turi, e io già la conoscevo. Non tutti però la pensano come te, lo sai. C’è chi dice che per sconfiggere la mafia la cosa più utile sarebbe proprio toglere la maschera a chi porta cravatte e camici, o fa l’amministratore delegato… o, ancora, lavora, su mandato popolare, in uno di quei due prestigiosi palazzi romani… - A parlare era stato Simone, taciturno fino a quel momento. Gabriella gli fece un sorriso d’intesa e lui si sentì rallegrare l’anima. Era una bellissima ragazza, Gabriella, capelli castano chiari, corti, che le davano una spiritosa aria da ragazzina. Ma poi scoprivi l’elegante voce pastosa, e gli occhi guizzanti come guizzante doveva essere il suo carattere e vivace la sua intelligenza e ti dicevi che quel metro e sessantacinque di addiopizzina era fatto molto bene. La maglietta attillata, poi, evidenziava un seno perfetto. Quando Gabriella e quell’altro ragazzo, salutati tutti, si allontanarono per andar via a braccetto fra le note di “Voglio volere”, Turi raccontò al suo amico di ospedale che Gabriella era cresciuta in un quartiere periferico, controllato più che altri dalla peggiore feccia malavitosa, gente allo sbando, di quella che non aveva neanche fatto “il giuramento”. L’ala protettrice di un parroco di quelli che potrebbero definirsi “di frontiera” aveva dato alla ragazza ottimi principi. Era un po’ troppo rigorosa forse, per reazione a certi insegnamenti devianti ricevuti nell’infanzia, ma certamente la sua personalià, crescendo, era stata impostata molto bene. Oltretutto Gabri, come la chiamavano i più intimi, era diventata una vera forza della natura nell’espletamento dei suoi compiti da “addiopizzina”. A Rocco venne voglia di saperne di più su cosa concretamente facessero gli addiopizzini, ma era troppo tardi per continuare a chiacchierare e l’indomani c’era da lavorare. Voleva sapere però qualcosa di più anche su Gabriella, ma dato che era proprio tardi si limitò a chiedere andando via:
Stanno insieme quei due?-
No - gli rispose Turi, guardandolo però con un sorrisetto malizioso – Carina, vero? –
Accompagnarono marilena a Casa, poi Turi accompagnò Rocco, rimanendo in silenzio per tutta la strada. Erano stanchi di fare discorsi importanti e abbastanza in confidenza per potersi permettere anche lunghissimi minuti di silenzio. Anche Catania, città allegra, chiassosa e un po’ sfacciata a quell’ora cominciava ad aver bisogno di qualche minuto di silenzio…
CAPITOLO 4
Tutte le belle cose finiscono prima o poi e quella sera era arrivato il momento per salutarsi, catanesi e romani… Questi ultimi facevano ritorno a casa dopo le due settimane “indimenticabili”, come diceva la ragazza di Dino, trascorse in Sicilia.
A casa di Serena, la cugina dei siculo-romani, c’erano Rocco, Antonella, Giuseppe, un’altra coppia di amici catanesi, i fratelli Marletta e le loro ragazze romane. Gli altri membri del coro avevano salutato telefonicamente Serena e gli altri catanesi ed avevano optato per uno spettacolo dell’opera dei pupi in un teatrino di Capo Mulini. A casa di Serena i ragazzi fecero uno dei giochi di Melo. Poi, bevendo qualcosa, si misero a chiacchierare. La discussione cadde sui ragazzi di Addiopizzo. Rocco infatti a questo punto aveva qualcosa da raccontare. Ma intanto Melo, facendo finta di guardare le foto che Antonella gli stava mostrando, incoraggiato da una bevanda alcolica fredda che sorseggiava già da un po’, in realtà sbirciava graziosamente dentro la scollatura della ragazza, ascoltando a mala pena quello che Rocco aveva cominciato a raccontare. Un lettore di CD offriva a tutti, ma a basso volume, le splendide note di “Per Elisa”. Fu allora lo stesso Rocco a richiamare espressamente la sua attenzione. Insomma, l’altro giorno con Giuseppe hai fatto tutta quella cagnara sul pizzo e ora, che ti sto raccontando qualcosa di interessante su questo tema, sembra che non te ne importi più nulla. Cos’avranno mai di speciale quelle foto? – Antonella si alzò di scatto ridendo, si avvicinò rapidamente a Rocco e datogli un rapidissimo bacetto sulla guancia per farsi perdonare, corse a posare le foto nella stanza di Serena da dove le aveva prese. Quando rientrò nel salone trovò che la ragazza di Melo aveva preso sul divano il posto che prima occupava lei. Allora, senza scomporsi, occupò, sempre sullo stesso divano, l’altro posto accanto a Melo, dall’altro lato. Era costretta, però, a stare molto stretta, quasi incollata a lui…
Non si tratta delle foto, almeno non credo – fece la ragazza di Melo con un tono leggermente amaro – La verità è che troppe cose distraggono Melo… Poi trovare un lavoro oggi è così difficile e… figuriamoci se addirittura non lo si cerca neanche… –
Il tono di quelle frasi raggelò tutti. A questo punto Melo per rimettere le cose a posto si mise al centro dell’attenzione, si inginocchiò davanti a Rocco, riuscendo così anche a sottrarsi all’assedio fisico delle due donne e disse:
No! Veramente. Perdonami Rocco. Ha! Ha! Ha! Raccontaci tutto. Così hai scoperto un’associazione che si chiama Addiopizzo? Ma ce ne sono belle ragazze? O solo maschioni… col pizzo? –
Ma com’è che tu non prendi mai nulla sul serio? Mi sa che hai avuto ragione, Giuseppe, ad arrabbiarti con lui l’altra sera. Quello del pizzo deve essere stato un discorsetto che Melo ti ha fatto per non far diventare troppo seria la tua proposta di aprire un pub insieme, tu e lui… E’ vero Melo, Melino, Meluccio?-
Intanto potresti “farti un po’ li cazzi tua” come diciamo elegantemente a Roma, quando parliamo in francese. E poi… Non diciamo minchiate: quello del pizzo è un vero problema, insormontabile. Se paghi ti sei venduta l’anima. Se non paghi non ti lasciano lavorare…-
Forse, ma l’altra sera con questi ragazzi di Addiopizzo ho cominciato a scoprire delle cose molto interessanti. Sono dei bravissimi ragazzi, sai? Intelligenti, impegnati, ognuno coi propri studi universitari e col proprio lavoro, almeno quelli che ce l’hanno già; come attività di volontariato, poi, si occupano di contrastare il pizzo e di promuovere la cultura della legalità. –
Ne avevo sentito parlare da un mio amico che è lo zio di uno di loro – disse il prof. Giuffrida, padre di Serena, entrato casualmente nella stanza proprio in quel momento per cercare qualcosa – sono persone brillanti, ragazzi di buona volontà e qualità… Alcuni di loro li ho invitati nella Scuola dove io insegno e faccio il vicepreside e mi hanno veramente colpito. Senza esagerare direi che rappresentano quanto di meglio ha prodotto la Sicilia da molto in tempo in qua… Sono belli. – E mentre il padre di Serena parlava gli spuntava un sorriso sulla bocca – Belli dentro, credetemi: più belli tei templi di Agrigento, del teatro antico di Taormina, della Scala dei Turchi vicino Porto Empedocle dove sono nato, più belli della vista da Erice del mare lì davanti aperto verso l’infinito, con le isole Egadi a far festa… -
Basta, per favore basta, papà, non metterti a fare il poeta davanti a tutti: un po’ di contegno! –
E a quella battuta tutti scoppiarono a ridere. A guastare l’atmosfera ci pensò Paolo, collega e amico del prof. Giuffrida, che entrava anche lui nel salone: Attenti, non esageriamo. Che vuoi che siano? Saranno quattro ragazzotti presuntuoselli e arrivisti… In fondo anche questo è un modo per mettersi in vista in una società ristretta come quella catanese. Saranno ragazzi destinati a fare brillanti carriere, provenienti da famiglie potenti… Fanno esperienza di vita, è vero, ma è poco più di un gioco. E comunque avranno le spalle ben protette e sicuramente non rischiano nulla.-
Ma che cazzo ne sai tu? A me questo modo di ragionare mi fa incazzare… Appena qualcuno fa qualcosa di buono ecco che bisogna smontarlo, buttarlo a terra, annientarlo. E’ per questo che qua in Sicilia non andremo mai avanti veramente… -
Senti, papà – disse Serena – Potreste evitare di prendervela così calda? –
Vabbè, vabbè… tanto comunque sta per cominciare il secondo tempo e noi torniamo di là a guardare la partita in TV, è vero Paolo?-
Melo intanto, quasi ignorando l’interruzione da parte dei “grandi”, cominciò a mostrarsi molto interessato all’argomento e a ciò che in proposito avrebbe potuto dire Rocco.
Dai, forza, Rocco, raccontaci. Non mi lascerò distrarre dalle fotografie…-
Che dirvi. Li ho incontrati due o tre volte nell’ultima settimana. La cosa mi ha fatto piacere e… non solo perché ci sono anche le ragazze. Lì sono tutti belli, ha ragione lei prof., belli dentro. E’ questo che mi ha colpito…-
Sì, vabbè – chiese Giuseppe – ma che fanno concretamente? –
Sto cercando di capirlo. Ancora non mi è tutto chiaro. Parlano di “consumo critico”, di azione nelle scuole, di aiuto ai commercianti, di “costituzione di parte civile nei processi”. Insomma, ancora debbo capire molte cose, ma mi sembra che facciano sul serio. Il mio amico Turi, poi, che si occupa di farmacia nello stesso ospedale dove lavoro io, mi ha raccontato che a Palermo sono molto avanti rispetto a Catania. Che lì hanno una lista di diecimila persone che si sono impegnate ad acquistare preferibilmente in negozzi pizzo-free e un’altra lista di centinaia di negozi che, appunto, non pagano il pizzo. –
Giuseppe allora tornò alla carica: - Insomma, se io apro con Melo un’attività, il pizzo debbo pagarlo o no? Oddio, lo so che posta così la domanda è sciocca… Ma insomma Rocco, cerca di capire quello che voglio dire…-
Lo capisco perfettamente, ma ancora non so darti una risposta precisa. O meglio! Non devi pagare, è ovvio. Quello che non so dirti con precisione è quello che può fare Addiopizzo per aiutarti. Ne parlerò con più precisione con Turi Musumeci o con Gabriella…-
Chi è questa Gabriella – chiese subito Melo interessato? Uffa! Non cambi mai tu! – disse Rocco. Poi, rivolgendosi alla ragazza di Melo: - Ma come fai a sopportartelo? –
Si baciarono tutti e si abbracciarono ripromettendosi di rivedersi alla successiva venuta in Sicilia dei due fratelli. La ragazza di Melo disse a voce bassa a Serena: - Voi mi siete tutti simpatici, ma non credo proprio che ci si riincontrerà…-
Serena abitava in una zona alta della città, a Barriera. Si trattava in particolare di un punto del quartiere dove una clinica privata piuttosto nota si era progressivamente impadronita di una serie di stabili, nuovi e antichi, cercando di collegarli tutti fra di loro con misteriosi sottopassaggi che attraversavano zone di pregio archeologico, con tracce di insediamenti siculo-sicani, o con fantascientifici corridoi aerei che, scavalcando la via principale del quartiere, le facevano assumere proprio in quel punto aspetti molto contrastanti. Forse vi prevaleva un disordine architettonico, forse l’indifferenza per ogni bene comune, forse semplicemente l’interesse economico enorme che gira intorno a tutto ciò che ha a che fare con la salute. Serena e i fratelli Marletta guardavano sempre con fastidio quel posto: dopo un drammatico ricoverò vi era morto il nonnino che avevano in comune.
La mattina del giorno dopo le due macchine di “romani” partirono di buon’ora per lo Stretto, per fare la fila al traghetto prima che il sole d’agosto picchiasse troppo. Melo e Dino si chiesero per l’ennesima volta quando sarebbe stato costruito quel benedetto ponte… Il viaggio andò bene. Fu un po’ duro però affrontare certe deviazioni per lavori autostradali in Calabria… Che regione disgraziata la Calabria, vecchia più che antica, con una popolazione ripiegata su se stessa o emigrata al nord, senza i tentativi di rivolta alla criminalità organizzata che hanno caratterizzato, ad esempio, la Sicilia dell’ultimo decennio. Poi che pena quell’autostrada assediata dalla malversazione delle amministrazioni locali, dalle intimidazioni mafiose, dagli articoli irridenti dei giornali del nord, interessati a giustificare ogni possibile spostamento di fondi per investimenti da sud a nord, dal disinteresse sostanziale dei governi di qualunque colore... Nessuno che l’aiuti quella terra… Anche lì dovranno pensarci i giovani, a partire da quelli di “E ora ammazzateci tutti”, per continuare coi tanti, più anonimi, pronti a battersi per il loro futuro in Calabria, rinunciando ad emigrare. Durante il viaggio Melo parlò a lungo di mafia, di pizzo, di mentalità un po’ troppo remissiva e sottomessa a qualunque prepotenza in molte zone del sud… La maggior parte della gente, anche quella onesta, è assolutamente indifferente. Troppi mostrano di credere che certe cose non li riguardino. E i prepotenti ne approfittano. -
Gli rispose allora uno degli amici romani che stavano in macchina.
Certo, in Sicilia la cosa sarà più generalizzata, è ovvio, ma non credere che certe cose non ci siano pure a Roma… Tutti quei lucchetti incollati nei negozi vicino piazza Bologna… e poche settimane dopo in viale Libia e viale Eritrea cosa credi che fossero? Alcuni hanno parlato di manifestazioni di razzismo verso i negozianti ebrei. Peccato che solo pochissimi di quei negozianti fossero ebrei… Siamo sicuri che non si trattasse di altro? Ormai la camorra che prima lambiva il Lazio meridionale è arrivata a Roma, e pure la ‘ndrangheta… Insomma stai tranquillo che anche a Roma tanti pagano il pizzo.-
Erano ormai in prossimità del Grande Raccordo Anulare di Roma quando la ragazza di Dino fece fermare le due macchine in una stazione di servizio per una pipì che non poteva sopprtare la lunghezza dei tempi incerti di penetrazione, per qualche via consolare, verso il centro di Roma dove lei abitava.
Fu lì, nel bar della stazione di servizio, che finì la storia fra Melo e la sua ragazza. La corda era stata tirata troppo e troppe volte da lei; ultimamente ormai anche dallo stesso Melo. Non erano casuali le libertà che si era prese ronzando intorno ad Antonella a Catania. Avevamo una tregua per questo viaggio. Il viaggio mi è piaciuto; è stato bellissimo. Agrigento, Siracusa, l’Etna… Ma ora è finito e stiamo tornando alla normalità. A Roma c’èun ragazzo che mi piace e che mi corteggia da un po’. Figurati: trova piacevole guardare nella mia scollatura come facevi tu con quella papera giù a Catania.. Come si chiamava? Ah! Antonella. Finora ho fatto finta di nulla, ma ora vorrei proporti di salutarci, io e tu. Non so come dire… Salutarci per migliori occasioni…-
Melo non era sicuro di aver capito bene. Era una strana espressione “salutarsi per migliori occasioni…”, piuttosto buffa… Che significava? Salutarsi perché c’era un altro con cui lei voleva mettersi e che costituiva una migliore occasione rispetto a Melo, o… salutarsi per riincontrarsi forse, in seguito, in occasioni migliori. Melo però giudicò prudente non richiedere chiarimenti in proposito. Non poteva correre il rischio che lei ci ripensasse e cambiasse idea. Allora si limitò a dire:
Va bene, cara, come vuoi tu. Certe volte la vita è così…-
***
Intanto a ottocento chilometri di distanza Rocco chiacchierava con Turi davanti alla solita macchinetta automatica del caffè in un corridoio dell’ospedale quando tutto cominciò a ballare e tremare. Un terremoto? Certo. Che altro poteva essere? La scossa fu di intensità non altissima, ma di lunghezza tale da essere avvertita chiaramente da quasi tutti. Catania balla un po’ troppo spesso… - disse Turi, mostrando un senso dell’humour e un a plomb degni di altre latitudini. Valli a capire i Siciliani!
E credo che di palazzi realmente antisismici ce ne siano veramente pochi… A partire da quelli pubblici, nella costruzione dei quali si è speculato di più e che sono i meno adatti a resistere alla scossa dei trecento anni: Quella forte che viene ogni trecento anni circa e che l’ultima volta a Catania c’è stata nel 1693.-
Hai ragione. Dovremmo fare qualcosa per costringere chi ci amministra a smettere di sperperare i quattrini e cercare di porre rimedio, finché si è in tempo, alla situazione degli edifici pubblici, almeno i più critici e strategici: Gli ospedali, la centrale dei vigili del fuoco, il Comune e la Prefettura, le scuole…-
Hai ragione Turi. Ma non possiamo pensare a tutto in una volta. Insomma, non so come dirtelo. Oggi volevo parlarti di pizzo… poi adesso questa scossa mi ha preso in contropiede… Insomma: fra un po’ vado al computer per vedere che notizie ci sono in proposito, epicentro, intensità, danni… Non sono insensibile credimi, solo che l’altra cosa di cui volevo parlarti la considero molto importante: il pizzo.-
Vuoi chiedermi il pizzo? Non ti basta lo stipendio di qui? E’ da fame, lo so. Poi tu hai un contratto da precario, rinnovabile (finché ne hanno voglia in alto) di sei mesi in sei mesi. Ma chiedermi il pizzo… - E fece un risolino.-
Non scherzare Turi. Ci ho pensato. A lungo, credimi. E ho deciso: voglio entrare in Addiopizzo. E’ l’unico modo che ho per fare nel tempo libero qualcosa in cui io possa credere veramente, non so se mi capisci, qualcosa che mi dia un ritorno di soddisfazione intima, vera. Il lavoro di infermiere potrebbe darmele pure queste soddisfazioni, ma tu lo sai, mica mi fanno fare l’infermiere per davvero, qui. Meglio non parlarne, va!-
All’inizio darai una mano a Gabriella. Me lo ha richiesto lei. Generalmente si occupa di presenziare alle udienze nei processi contro gli estorsori… Dice che tu hai un modi di porgerti accattivanti che potrebbero essere molto utili nei rapporti coi negozianti che hanno denunciato i loro estorsori e hanno molto bisogno di assistenza e aiuto-
Ma di che stai parlando? Mica ve lo avevo ancora detto che volevo entrare…-
A Roccoooo! Quando uno è già convinto io lo capisco subito. Oggi in Addiopizzo Catania siamo circa quaranta. Una ventina li ho fatti entrare io… Poi Gabriella ti ha lavorato veramente bene… E’ brava. Ti ha fatto letteralmente perdere la testa, mi pare…-
Continuo a non capire a cosa ti riferisci: alla ragazza o all’addiopizzina? –
A tutt’e due, no? Ha! Ha! Ha! –
Boh! Avevate detto che volevate gente seria, ma voi che gente siete? –
Oh! Non t’arrabbiare. Siamo contenti se vieni con noi. Ma anche noi siamo fatti di carne e ossa, non ti pare? Ragazze, ragazzi… che ti credi? –
CAPITOLO 5
Ciao Melo, Montabbano sono! come ti butta?-
Ciao Serena, cuginetta bellissima, butta benino e malino…-
Che significa?-
Significa che con la mia ragazza ci siamo lasciati, visto che non era cosa, ma… che ora sono solo. Meglio così… Acqua davanti e vento di dietro, Melo. E poi che altro?-
E poi… benino e malino anche perché su segnalazione di un amico da lunedì prossimo comincio un lavoretto. Solo che, se va bene e non mi assento mai, posso arrivare a quattrocentocinquanta – cinquecento… al mese. Sai uno di quei lavori del piffero in un help-desk, fatti per conto di una piccolissima ditta che lavora per una società un po’ più grandicella, che poi a sua volta lavora per il committente vero? Bene una cosa così. Una cosa con tanti capi e pochi soldi. Anzi. Ora si chiamano Team Leader, non capi. E poi figurati, con un contratto Qui pro quo… Qui quo qua… insomma Co Co Pro… Quasi quasi sarebbe meglio continuare a fare lezioni private. In certi mesi con le lezioni guadagnavo di più di quella cifra. E’ negli altri sei mesi che va male…-
Senti: se hai questa opportunità prendila al volo. Coi tempi che corrono… Qui poi non si batte proprio chiodo. Passando ad altro ti comunico che la chiacchierata sul pizzo di quella sera al pub di piazza duomo sta avendo conseguenze, sai? –
Di che tipo?-
Rocco è entrato fra i ragazzi di Addiopizzo. Sono in gamba, sai? Antonella si informa spesso con Rocco per saperne di più. Si informa anche su di te… se è per questo…-
***
L’azzurro dello Jonio col contrasto del nero degli scogli lavici e il prevalente bianco delle cabine del lido creano una vista che definire suggestiva è poco. Credo che non se ne trovino molti nel resto d’Italia di lidi balneari caratterizzati da questa bellezza sfacciata: Un lido di palafitte su acqua, scogli e qualche piccola gettata di cemento, che diventa un eccitante villaggio sul mare. Come altro definire il lido “La sottile onda blu” che sorge sulla scogliera di Cannizzaro? Poi fra le file di cabine, le piazzette, i solarium ci metti un po’ di piscine, palme ed altri alberi, aiuole fiorite, luci e riflettori per la sera, diventando un giardino di quelli tipici che sanno fare così bene solo a Catania, un bar, un ristorante, gruppi di docce qua e là, la zona giochi per i bimbi, la baia dei tuffi per i giovani, la baia più grande, ricca di scalette comode, per vecchi e bambini, altre baiette più appartate e romantiche, certi posticini all’ombra niente male per appartarsi anche lontani dal mare, certe rocce lisce che sembrano fatte apposta per lasciarci sdraiare sopra le bellezze sicule e quelle delle poche turiste ospiti della città… Insomma, un bel posto dove trascorrere qualche ora di relax estivo.
Rocco aspettava seduto all’ombra sotto la piccola pensilina dell’ingresso. Turi e Gabriella arrivarono insieme. Ammazza quant’era carina Gabriella! Portava un paio di occhiali scuri che le conferivano un surplus di fascino. Gli short di tela jeans assolutamente sgambati valorizzavano le lunge gambe. Un top rosa annodato dietro completava il look.
Turi si scusò per aver fatto attendere un po’ Rocco. Disse che erano stati fermati in un posto di blocco dei carabinieri nei pressi del Motel. Si era creato un grosso ingorgo al quale le forze dell’ordine però apparivano poco sensibili. Probabilmente stavano cercando qualche personaggio di rilievo della mala…
Dopo un po’, fatti i biglietti d’ingresso e passati dallo spogliatoio per cambiarsi, stavano tutti e tre, con Rocco al centro, sdraiati su comodi lettini in una zona ventilata del lido. Gabriella si era messa di lato per occupare l’unica zona completamente in ombra.
Com’è Rocco, bravo? Come sta andando? – Chiese Turi sorridendo a Gabriella.
Direi bene. Ieri al palazzo di giustizia di Palermo ci ha pure portato fortuna. Ci siamo andati solo per imparare ed osservare, visto che si trattava di una sentenza importantissima, ma sono convinta che Rocco abbia portato fortuna.-
In che senso? – chiese Rocco per inserirsi nella discussione e non fare la figura della rete da ping pong.
E ti pare poco quello che è successo? – rispose Gabriella con un tono piuttosto enfatico – Non vorrei tediarvi qui con dettagli tecnici, visto che siamo al mare e dobbiamo divertirci… ma Il gup ha accolto la tesi dell’accusa ed ha ritenuto colpevoli i sette imputati di aver taglieggiato commercianti ed imprenditori di Carinella a Mare. Ha Condannato a più di 7 anni il reggente della famiglia, a 6 anni ciascuno gli altri imputati. Il gup però non si è limitato solo ad infliggere gli anni di carcere ma ha decretato anche un maxi risarcimento alle parti civili: undici associazioni e sette imprenditori. Come anticipo gli imputati dovranno versare 545 mila euro in totale, da dividersi fra il Comune, la Provincia, i nostri cuginetti di Addiopizzo Palermo, il Consorzio per l´area di sviluppo, la Federazione antiracket, l’associazione Solidarietà, Sos Impresa, Confcommercio, Centro studi antimafia, Confindustria Sicilia; Decine di migliaia di euro, poi, adesso non ricordo con precisione le cifre, per ognuno dei sette imprenditori. Il principale pentito che ha testimoniato ha riferito agli inquirenti che in paese il business del pizzo ammontava a milioni di euro all’anno e che Cosa Nostra imponeva assunzioni agli imprenditori. Insomma una sentenza bellissima… storica… Ed era la prima importante alla quale tu assistevi. E non è fortuna questa? –
Rocco le guardò gli occhi e vide che luccicavano. Sembrava veramente emozionata, quasi felice…
A un certo punto il sole invase l’angoletto di Gabriella che dovette ricorrere alla crema protettiva. Turi si fece avanti, ma Gabriella lo fermò. No! Oggi nelle parti dove non posso arrivare da sola voglio provare come spalma Rocco. Non ti ingelosisci, vero Turi? –
Ma vaaaa! – e l’amico fece un gestaccio.
Rocco cercò di essere delicatissimo. Gabriella un po’ sorrideva a Turi, un po’ arrossiva nascondendo il viso felice e un po’ rivolgeva al lettino uno strano sorriso di soddisfazione che nessuno poteva vedere. Cosa le stava succedendo? Era sempre stata così cameratesca con gli amici di Addiopizzo…
Vedi Rocco, ieri ti sarà parso tutto facile… Ma non è così. Già c’è da dire che fino a pochi anni fa il pizzo veniva considerato, come dire?, un peccato veniale. Poi, quando si è capito che invece sui suoi introiti ci si mantiene tutta la manovalanza mafiosa, comprese le famiglie dei carcerati, si è capito pure che senza il pizzo cosa nostra non potrebbe essere quello che è. Sarebbe qualcosa di molto più piccolo e meno pericoloso. Insomma un’altra cosa. Non controllerebbe il territorio, le coscienze di tanta gente, non sarebbe un piccolo esercito a disposizione di politici corrotti e imprenditori disonesti. –
Ma come funziona con precisione il racket?-
Non fare come gli americani che vogliono sempre sapere tutto” exsactly”, comunque ascolta; poi a poco a poco certe cose le toccherai con mano anche tu da solo, ma adesso tenterò di dartene un quadro sintetico.-
E fu così che Rocco, mentre finiva di toccare con mano qualcosa di più piacevole, cominciò ad apprendere cosa significasse davvero il pizzo. Le estorsioni talvolta si protraggono, in modo da sfinirti, anche per anni... Ma partiamo dall’inizio. Occorre mettersi nei panni di una persona che abbia entusiasmo ed iniziativa, di un qualsiasi "giovane" imprenditore che abbia voglia di fare, di lavorare. Quando l'azienda incomincia ad andare bene, ecco i primi danni... rapine, saccheggiamenti , etc. Poi si presenta "l'amico buono" che si mostra dispiaciuto per tutto quello che sta accadendo e ti propone una soluzione... oppure ti arrivano delle telefonate a casa che ti dicono "che devi pagare per non avere più problemi". Inizialmente magari le prime risposte da parte dell'imprenditore sono negative, ma loro non cedono, hanno pazienza, sanno che prima o poi non ce la farai più, sono come pitoni che stringono lentamente fino a soffocare, non hanno alcuna fretta. E così alla fine, quando non ce la si fa più, si decide di incominciare a pagare: prima una specia di “una tantum” ,nemmeno tanto elevata come somma, quasi una cifra simbolica e l'imprenditore pensa o spera di essersi così liberato dei tizi pagando poco e con piccolo sforzo... ma in realtà sono i mafiosi che se la ridono. In questo modo, infatti, hanno ottenuto le prime chiavi d'accesso per impadronirsi dell’impresa... Le visite si faranno più frequenti, con altre e nuove richieste: più soldi, assumere persone da loro indicate che si deveno solo nascondere e probabilmente non lavoreranno nemmeno; cambiare assegni (riciclaggio di denaro), approvvigionarsi delle materie prime dove dicono loro, rivolgersi alle ditte di trasporti che loro indicano... e così con il passare del tempo la frequenza delle richieste aumenta.
Nel frattempo l'imprenditore viene offeso ed umiliato,non solo perché derubato del suo lavoro,ma perché si vergogna come un ladro magari a parlarne in famiglia. Sta perdendo la sua dignità. In certi casi accade anche di peggio. Ad esempio quando si prensentano per Natale a casa dell’imprenditore per chiedere altri soldi e i loro figli domandano "papà ma chi erano quelli?"...
Dopo un certo numero di anni di queste pressioni arrivano anche ad impossessarsi dell’impresa.
Anche se con qualche piccola differenza quello che accade per gli imprenditori, succede, per lo meno all'inizio, pure per i commercianti. La spiegazione stava cominciando ad affrontare la questione dei tre livelli del pizzo quando Turi sbottò:
Basta parlare di mafia e di pizzo. Io almeno mi sono rotto e vado a farmi un bagno.-
Vai, noi ti raggiungiamo fra un po’.-
Rimasti soli smettono di parlare e, rimanendo sdraiati sui lettini a pancia in giù, si concedono all’appassionato bacio del sole siciliano d’agosto. Rimanendo in silenzio ogni tanto si sorridono un po’ imbarazzati e un po’ compiaciuti, come due ragazzini che stanno facendo una marachella.
Gabriella non può non accorgersi che Rocco se la sta mangiando cogli occhi e comincia a ricambiare quegli sguardi impertinenti. Che si crede questo? Che può stare qui a guardarmi dalla testa ai piedi, soffermendosi in certi posti precisi, senza che io faccia lo stesso? Ci fu un momento che entrambi pensarono la stessa cosa, non solo, ma lo capirono pure…
Non male lui, non male lei… Meglio andare a fare un bagno!
Trovarono Turi, vicino a uno scoglio, intento a parlare con una ragazza che vi stava sdraiata sopra.
Da quando s’è divorziato non ha più trovato una compaglia stabile…-
Lo so. Lo conosco anc’hio da tanto tempo.-
Decisero di lasciarlo in pace e si allontanarono nuotando lentamente verso la barriera ecologica. Una volta raggiunto quello strano limite della zona dove normalmente la gente faceva il bagno non seppero più che fare. Erano un tantino imbarazzati entrambi, forse emozionati. Capivano che stava accadendo qualcosa. Fatto sta che in un attimo una mano di lui prese una di lei e dopo pochi secondi si lasciarono andare: I loro corpi, privi di spinte verso l’alto, scivolarono lentamente sott’acqua avvinghiati l’uno all’altro… E quando, muovendo un po’ i piedi, si spinsero lentamente in alto fino a riemergere, si ritrovarono con le labbra unite l’uno all’altra, seppur per un attimo appena. Fu il sapore di sale a prevalere.
Ecco! Uno viene al mare con una ragazza, si distrae un attimo ed ecco che arriva qualcuno e te la porta via. Non è giusto! –
Eh, ma tu eri a caccia di altre ragazze… Ti abbiamo visto sai? – Fu Gabriella a parlare con finta aria ingelosita.
Macchè! Era una mia compagna di scuola. Sa che sto in Addiopizzo e mi stava raccontando i guai che stanno capitando a un suo zio. Mi ha chiesto cosa potremmo fare per lui. –
E tu che gli hai risposto? – chiese Rocco.
Cosa vuoi che gli rispondessi? Che un lido balneare non è il posto per parlarne e che, a rigore, lei non sarebbe la persona giusta con cui parlarne. Le ho detto che se suo zio vuole aiuto io sono ben disponibile a fare con lui una chiacchierata. Mi è parsa molto interessata ed ha detto che potrebbe organizzare un dopocena a casa sua una sera di queste per farci incontrare in un posto riservato e che non dia nell’occhio…-
Fammi sapere come va a finire – disse Gabriella.
Dopo un pasto leggero e fresco al self-service al suono appena percettibile del solito “Solo tre parole” si resero conto che il sole ormai colpiva in modo tale da far pensare a un lanciafiamme. Ecco allora che l’unica era andare ad occupare, prima che lo facessero altri, il posto più all’ombra e ventilato del lido che Turi conosceva bene. Fin da bambino i suoi genitori lo portavano in quel lido…
Gabriella si sdraiò su una sdraio e, vinta dal fresco venticello, si appisolò un po’. Oppure si concentrò a meditare in modo tanto intenso da sembrare che dormisse. Turi e Rocco si misero a chiacchierare a voce bassissima per non disturbare nessuno.
Ma i commercianti gli artigiani, i piccoli imprenditori si aprono facilmente con voi? –
Ma quando mai? Figurati: Alcuni, pochi però, sembrano quasi contenti di pagare. Si sentono “in regola”, non rischiano scocciature, all’occorrenza possono anche chiedere qualche favore a quei tizi… Che schifo! Altri negano tutto e fanno finta di non conoscere proprio l’argomento. Sono la maggior parte. Molti hanno paura, ma solo pochi lo ammettono esplicitamente. Insomma pochi si aprono con noi sinceramente e… pochissimi chiedono il nostro aiuto. Noi facciamo, facciamo, facciamo… ma la realtà purtroppo è questa.
Com’è nato Addiopizzo Catania. Tu sei stato uno dei primi no?-
Il discorso sarebbe lungo… Ma a poco a poco ti racconteremo tutto: La prima riunione, il primo convegno, il primo banchetto in piazza… Ne sono successe cose in questi tre anni… Comunque una cosa è importante e quindi voglio dirtela adesso: Oggi la vita è più facile di una volta, checchè ne dicano i catastrofisti, quelli per i quali sta sempre peggiorando tutto… Solo che in Sicilia tante cose sono strane. Partiamo da troppo indietro. C’è una cultura troppo sbagliata. Troppa ipocrisia, indifferenza, individualismo. Insomma viviamo in una terra bellissima che è però anche una giungla selvaggia nei rapporti sociali, economici, culturali. Solo in famiglia e fra amici puoi stare bene. In altri posti o mangi o vieni mangiato… Uno può dire “E’ così dappertutto”, ma non è vero: In Sicilia ogni bene e ogni male italiano viene accentuato. Tutto è in eccesso. Insomma quando la gente capisce questo si rinchiude nella cerchia della parentela e delle amicizie, si disinteressa di ogni aspetto legato al bene comune e alla socialità, si dimentica dell’esistenza dello stato se non per elemosinare qualcosa ogni tanto… Si finisce per vivere come zombie. Almeno questo è ciò che dico sempre io. Ecco! Addiopizzo ci serve, voglio dire a noi che lo abbiamio creato e che poi lo portiamo avanti per questo… -
Per questo cosa? – Chiese a voce bassissima Rocco.
Per non vivere come zombie. – Rispose a voce ancora più bassa Turi.
Intanto Gabriella riaprì gli occhi, si stiracchiò mettendo in bella mostra un corpo che non aveva bisogno di palestra e apostrofò Turi.
E poi sarei io quella che parla sempre di queste cose… Andiamo a prendere un caffè freddo?-
No… Sì… Insomma: Per il caffè freddo è sì, anche se io prenderò una granita. Su Turi che parla sempre delle stesse cose invece è no. Sono io che l’ho stuzzicato a parlarne. Quando mi appassiono ad un argomento non sto tranquillo finché non scopro tutto quello che c’è da scoprire…-
Tutto in una volta non puoi scoprire – disse Turi avviandosi verso il bar – Sul pizzo alcune cose te le abbiamo già dette. Sulla nostra azione verso imprenditori e negozianti che denunciano preferisco parlarti di quello che, come Addiopizzo, facciamo a Palermo. Si potrebbe sintetizzare dicendo che, dato un caso, noi studiamo la cosa, poi, quando è il momento giusto – occorre capirlo – invitiamo l’interessato a denunciare e lo aiutiamo a farlo, coinvolgiamo le forze dell’ordine, mettendole sull’avviso di quello che sta accadendo, diamo assistenza a chi denuncia nei processi e per essere ancora più direttamente coinvolti ci costituiamo parte civile. L’assistenza psicologica, pur senza essere dei professionisti, gliela diamo sempre. Tutte queste cose sono tipiche delle associazioni antiracket e a Catania ci stiamo ancora organizzando per farle–
Rocco pensò a Serena, laureata in psicologia, in cerca di lavoro…
Gabriella concluse per quel giorno in modo definitivo la conversazione su quel tema dicendo:
Le cose principali che facciamo a Catania e delle quali andiamo orgogliosi sono due: Abbiamo il progetto “Consumo critico” di cui dovremmo parlarti. Poi c’è il progetto “Cultura della legalità” che portiamo avanti nelle scuole… Andiamo nelle scuole. Finiamo per parlare di educazione civica – di dignità, di libertà – di giustizia…
I ragazzi sono contenti – Certo: parliamo anche di pizzo e di ribellione a questa schiavitù…
Ma per oggi basta! Studia le cose di cui ti abbiamo parlato; Stai attento che… la prossima volta ti interroghiamo. Se sarai risultato preparato abbastanza andremo avanti con le spiegazioni. Ha! Ha! Ha! –
Turi andò via un po’ prima degli altri due perché stava facendo tardi ad un appuntamento. Gabriella l’avrebbe accompagnata in moto Rocco. Portava sempre un casco in più.
Mentre uscivano dal lido Gabriella e Rocco si accorsero che in modo del tutto naturale stavano camminando mano nella mano. Gabriella ogni tanto lo sbirciava di nascosto per goderselo con gli occhi. Un bell’esemplare di maschio Rocco, non c’è che dire! In moto Gabriella si attaccò stretta a lui e non fece nulla per non fargli sentire una certa dolce pressione sulle spalle.
Rocco ripensava a una frase: “Per non vivere come zombie”.
Capitolo 6
Ciao bel single come va a Roma? –
Ah… sei tu Serena? Com’è che da un po’ mi chiami così spesso? Oh, intendiamoci, a me fa piacere, ma non è che ti sei dimenticata che siamo cugini? –
Stupido! Ma com’è che non cambi mai? Ha! Ha! Ha! Comunque non farti illusioni… Ho la fila di ragazzi che mi vorrebbero. E in ogni caso, se anche non fossi mio cugino, tu saresti l’ultimo cui penserei. –
Grazie. Ma allora perché mi chiami così spesso? Comunque, veramente, mi fa piacere, lo sai… Senti cuginetta, raccontami qualcosa di Catania.-
Ieri è successa una cosa strana. Ho incontrato Rocco e mi è parso preoccupato. Dice che il suo collega Turi, che fa parte anche lui di Addiopizzo, è andato a parlare con lo zio di un’amica.. –
Beh, e allora? –
E allora dopo questo colloquio sembra trasformato, indeciso, strano, come se non gli interessassero le stesse cose che gli interessavano prima… Rocco si è messo con una certa Gabriella. Una ragazza in gamba. Gabriella dice che Turi avrà ricevuto minacce. Non si può spiegare diversamente il suo atteggiamento. Pare che Turi abbia fissato un appuntamento con lo zio di un’amica che aveva incontrato al mare… E dopo l’incontro è cambiato. E’ una cosa così strana…-
Boh! E cosa ne può sapere questa Gabriella?-
E’ molto amica di Turi e anche lei addiopizzina. Erano insieme Turi lei e Rocco quando Turi ha incontrato quella ragazza. –
Vabbè, ma in fondo a chi vuoi che diano realmente fastidio questi Addiopizzini? Capisco minacciare i negozianti che non pagano. Ma questi ragazzi…-
Mah… Non lo so. Comunque! Parlando di Rocco invece, a parte questa storia di Turi, è gasatissimo. Non vuole dirmi perché, ma deve avere qualcosa per le mani di grosso –
Di lavorativo o di Addiopizzo? –
Non lo so. Ma di lavorativo ho per le mani qualcosa io. Ed è per questo che ho telefonato. Dopodomani sarò a Roma per un colloquio. Può essere importante, ma può essere pure l’ennesimo stage non pagato in cui noi ragazzi ci facciamo il culo così, scusami, e poi ci salutano perché qualcun altro è stato assunto; oppure cominciano subito con un altro stage e un altro gruppo di ragazzi. Non ce la faccio più con questa situazione… Comunque adesso sentirò anche Dino. Debbo decidere se vado a dormire da lui o dallo zio –
Serena era una bella ragazza mora, capelli castani e occhi azzurri. Di media altezza con un viso regolare impreziosito da labbra e ondulazione dei capelli che rivelavano lontanissime origini africane. Forse era proprio questo il suo fascino. Anche il nasino si faceva notare. Il colloquio le andò bene e ricevette una proposta. La proposta però era comunque di quelle il cui tenore lei temeva: stage, niente retribuzione, poi si vedrà…
Avvertiti i suoi a Catania ebbe voglia di sentire anche Rocco con cui talvolta si confidava. Sperava che a quella Gabriella non dispiacesse. E in ogni caso Serena lo conosceva e gli voleva bene come amico da molto tempo prima che Rocco e l’addiopizzina si conoscessero.
Sai Rocco? Ieri a Roma ecc. ecc. -
Sono contento Serena, ma fino a un certo punto. E sì, perché così rischiamo di vederci più raramente…-
E’ vero, ma comunque è previsto che per i prossimi mesi io faccia su e giu’. E poi c’è il telefono per confidarsi, no? –
Sì ma non è la stessa cosa… Ad esempio ora…-
Ora cosa? –
Non è roba da telefono, lascia perdere. Quando vieni ti dico.-
Dai, non fare lo scemo. Dimmelo ora. Cos’è, qualcosa che riguarda Gabriella? O un’altra donna?-
Riguarda Gabriella, ma in un modo che non ti puoi immaginare. E ora riguarda pure me. –
Dai non fare il misterioso… - Sai… Gabriella ha un lontano parente… Sai quello che ha un’azienda vinicola importante e sta proiettando i suoi affari anche nel campo agroalimentare? Ne parlano sempre i giornali… Hai capito di chi parlo… -
Ho capito, e allora?-
Ci ha contattati. Prima lei, poi agli incontri sono andato anch’io. Insomma non ce la fa più a sopportare certe cose e vorrebbe consiglio da noi su come muoversi…-
Un colpaccio per voi. Fino ad ora mi sembra che un caso così importante non vi era mai capitato.-
Infatti, ma oltre che emozionati, siamo pure un po’ intimiditi, incerti sul da farsi. Non è più un gioco ora, lo capisci?-
Immagino che sarete anche orgogliosi…-
Sì certo, ma per quanto i cellulari siano più sicuri dei telefoni fissi, credo che sono stato già abbastanza imprudente a parlartene. Ti ho detto troppo. Basta. Riparliamone quando torni a Catania. Per oggi invece ti do un’altra notizia, bella: Stiamo organizzando una grande manifestazione di piazza, coinvolgendo quante più persone è possibile, per “Riprenderci Catania”-
Che significa? –
Significa che manifesteremo contro il pizzo, la mafia, tutti i tipi di malaffare… La chiameremo “Riprendiamoci Catania” o “Catania svegliati”, ancora non abbiamo deciso. Sarà una cosa bellissima, solo che non sappiamo da che parte cominciare per organizzarla. I ragazzi ce la stanno mettendo tutta per farla venire bene. Ma non abbiamo esperienza. Ti farò sapere quando ci sarà.-
Va bene, ci conto. Chissà che non possa venire giù, magari assieme a mio cugino Melo. Lui dice sempre che vuole rivedere Antonella e… Giuseppe. Ciao, debbo chiudere. Un bacio-
Dove? –
Sulla guancia, scemo. O a Gabriella non ci pensi più? Tutti uguali voi uomini…-
***
Gabriella e Rocco, che ormai era diventato il suo ragazzo e non si separava mai da lei, almeno nel tempo libero, avevano incontrato il personaggio a casa di lui, a Sant’Agata Li Battiati, in quanto Gabriella già da tempo frequentava quella casa come parente. Sant’Agata Li Battiati da una recente statistica era risultato il comune della Sicilia che godeva del reddito pro-capite più alto. Ma non si trattava di un caso. Il fatto è che molti catanesi, appena cominciano a fare i soldi, acquistano o si costruiscono una bella villetta in quel paese, pieno di verde, di viste panoramiche sulla città, sulla costa e sul mare Jonio. Non solo: quel posto per la sua altezza sul livello del mare e per la sua esposizione piuttosto ventilata risultava pure un po’ più fresco del centro storico di Catania, benchè ben collegato alla città. Insomma: Una specie di “città giardino”, un posto da ricchi. Un altro era la scogliera: Lì ci abitavano tutti i giocatori del Catania Calcio e tanta altra gente benestane che comunque non temeva l’umidità.
Catania sorge proprio nel punto della costa jonica dove finisce la spiaggia di bellissima sabbia gialla ed inizia la scogliera lavica. Alle spalle di chi guarda il mare, poi, comincia la dolce e lenta salita per i fianchi dell’enorme vulcano, insomma “la montagna” come dicono i catanesi. Chissà se il punto scelto dai Greci, ma anche dai Siculi prima di loro, aveva a che fare con questo incrocio di situazioni geologiche, caratterizzato forse anche da particolari doti di fertilità dei terreni? O la scelta era stata motivata da situazioni della costa che offrivano un qualche tipo di porticciolo naturale ai naviganti e ai pescatori, situazione poi magari drasticamente modificata da qualche colata lavica di quelle che di tanto in tanto stravolgono la costa? Difficile saperlo. Oggi però le due direttrici di espansione della città più amate dai Catanesi che possono spendere sono quella sulla costa nord di roccia lavica e quella verso la montagna. La terza verso sud e la sabbia della Plaja e verso la piana di Catania, zona oggettivamente più calda e meno ricca di attrazioni naturali, è rimasta destinata a quartieri popolari antichi e ad altri di recente costruzione.
Non erano proprio a livello di S.A. Li Battiati, ma comunque una serie di altri paesi e frazioni del circondario condividevano pure una certa situazione di belle villette residenziali più o meno protette da alti muraglioni ben difesi, il tutto immerso in zone di verde più o meno ampie. Stiamo parlando di Gravina, Mascalucia, Trecastagni, San Giovanni La Punta, Trappeto, San Gregorio, Valverde... Ormai molti catanesi avevano stabilito la loro residenza in quei posti apparentemente più tranquilli, e in mezzo a tutti quei catanesi, anche alcuni strani personaggi dai nomi impronunciabili, facenti parte di famiglie molto particolari, identificati spesso solo coi soprannomi piuttosto coloriti: Facci ‘i pumadoru, Cavaddu pazzu, Santaffia, ecc.
Gli incontri di Gabriella, accompagnata da Rocco, col lontano parente industriale erano stati due o tre. Lui aveva raccontato a mezze parole, e a via di incoraggiamenti, come già da tempo quelli pretendessero il pizzo sotto varie forme. Anche soldi certo. All’inizio qualche una tantum. “Poi basta. Ti metti a posto e non ci pensi più”. Poi le una tantum si erano intensificate fino a diventare un pagamento ogni due mesi. Nel frattempo era stata caldeggiata l’assunzione di due guardiani e di un autista… Quast’ultimo però presentava sistematicamente certificati medici che ne permettevano l’assenza dal posto di lavoro per mesi e mesi. I due guardiani, invece, qualche volta al posto di lavoro si recavano pure… Poi fu consigliato caldamente un autotrasportatore. Poi un commercialista. Poi un avvocato. “Lei gli paghi una parcella mensile… E quando le serve lo chiami pure”. Poi fu la volta di una ditta di costruzione in occasione di certi lavori per l’allargamento dello stabilimento… La cosa andava avanti da anni e anni, e in particolare proprio dal momento in cui le cose, dopo quattro o cinque anni iniziali di stenti, erano cominciate ad andar bene. Ormai l’azienda era avviata bene e stava diventando importante nel suo settore. Le richieste sembravano centellinate scientificamente per essere sempre sopportabili e tempestive. Solo negli ultimi tempi forse, per favorire l’assalto finale alla proprietà, erano diventate più incalzanti. L’industriale infatti adesso qualche problemino a soddisfare tutte le richieste ce l’aveva. Oltretutto gli affari proprio benissimo nell’ultimo anno, di crisi, non erano andati e le banche ormai ad uno nelle sue condizioni cominciavano a lesinare i prestiti. Bisognava ricorrere a circuiti alternativi rispetto alle banche. Anche su questo erano arrivati consigli. “C’è quell’amico. Sa? Lui le capisce queste cose. Ne conosce tanti come lei…” Finché un giorno arrivò la proposta fatidica e inevitabile: Perché non cedere a loro il 51% del controllo della società?
Gabriella e Rocco erano emozionati perché un caso così importante ai ragazzi di Addiopizzo non era ancora capitato. Ma erano anche preoccupati, indecisi… A Palermo ormai i “cuginetti” che Addiopizzo l’avevano proprio creato erano esperti nell’accompagnare l’imprenditore in fase di denuncia e nelle successive fasi giudiziarie. Ma a Catania erano ancora alle prime armi e questo sembrava essere un caso particolarmente importante. Intanto per le dimension i e l’importanza della ditta interessata e poi perché il coinvolgimento mafioso non si fermava alla bassa manovalanza, ma arrivava anche a professionisti di un certo livello, ad altre grosse ditte… Insomma Gabriella e Rocco decisero di prendere tempo per riparlarne con più calma.
***
La riunione generale dei ragazzi nella nuova sede presso la parrocchia, dopo aver parlato dei vari punti all’ordine del giorno, compresa la manifestazione con corteo e striscioni che stavano organizzando, era ormai terminata e tutti gli addiopizzini andarono via meno sei ragazzi:
Gabriella Spampinato, Rocco Torrisi, Simone Venezia, Turi Musumeci, Marilena Rapisarda e Pippo Muscarà, lontano parente di Marilena, uno dei fondatori. Parlarono dell’industriale che voleva denunciare i suoi estortori.
Ragazzi, questa è una svolta per noi. Se possiamo mettere fra i successi un caso di questo livello nulla sarà più impossibile.- Disse Simone.
Sì, è vero, ma ricordiamoci che abbiamo a che fare con una persona che mette in gioco i propri interessi, che rischia il suo, che ha bisogno di essere aiutata. E’ pure parente di Gabriella…- A parlare fu Rocco.
Ma perché? Mica noi vogliamo danneggiarlo… Vogliamo solo convincerlo a fare quello che ormai aveva deciso di fare comunque… Andare alla polizia e denunciare le persone che lui conosce molto bene.- Furono le parole di Marilena.
Pensiamoci, ragazz i- disse Gabriella - io sono la vicepresidente di quest’associazione. Sono una delle più esperte. Ma adesso non mi è chiarissimo come muovermi. E non voglio rischiare che un fallimento con questo industriale, che è pure un mezzo zio mio, diventi un boomerang per noi. Gli altri imprenditori e commercianti, se ci muoviamo male questa volta e creiamo problemi all’imprenditore, ci eviteranno come la peste in futuro. Non pensate?-
Pippo intevenne brevemente: - Ma non sarebbe più logico e corretto che l’imprenditore si rivolgesse alla polizia? – Tutti gli altri lo guardarono però in modo un po’ strano.
Senti Gabriella, sentitemi tutti- intervenne Marilena – Tu lo sai, Gabri, che anch’io ho vissuto come te tutte le fasi di questa esperienza da addiopizzina. Lo sai che condivido le tue ansie, ma una buona volta dobbiamo crescere. Lo so: L’importante per il futuro è la nostra azione a livello culturale. Fare crescre “generazioni pizzo-free”, come a noi piace dire. Cambiare la mentalità della gente a partire da bambini e ragazzi. Combattere l’indifferenza, il fatalismo, la cultura della furbizia a tutti i costi e dell’individualismo senza freni. Il pizzo, la mafia, ecc. hanno soprattutto una base culturale e allora su quella occorre agire… Dobbiamo fare in modo che i ragazzi recuperino senso civico, o forse facciano sì che il senso civico faccia capolino per la prima volta su questa terra benedetta dagli dei e maledetta dagli uomini che è la Sicilia. La dignità. Debbono recuperare la dignità i giovani. E quella sì che una volta da queste parti forse c’era, almeno presso i nostri nonni, seppur fra mille condizionamenti e storture culturali… Lo so. So pure che con il progetto “Consumo critico” stiamo mettendo le basi per bonificare a poco a poco il commercio catanese… Lo so. Ma i tempi sono lunghi. Mentre qualcuno ha bisogno di aiuto ora. Io dico che dobbiamo provare ad aiutarlo, ora, noi!-
Il tuo discorso è bellissimo Marilena, bisognava registrarlo e farlo sentire a un po’ di gente in tante occasioni. Mi è piaciuto veramente. – disse Rocco che poi proseguì – Voi lo sapete tutti che Addiopizzo di Palermo queste cose già le fa da tempo, ma che noi non siamo ancora esperti. E’ troppo rischioso. Voi lo sapete tutti che anche a Catania c’è qualcuno che potrebbe gestire questa fase meglio di noi. Mi riferisco all’Associazione A.S.O. (Antiracket – Sicilia Orientale) che già opera sul mercato catanese da anni…. Me ne avete parlato voi stessi solo pochi giorni fa…-
Vabbene. Ho una proposta che spero piaccia a tutti – disse decisa e sorridente, benchè un po’ tesa, Gabriella – Noi fra un po’ metteremo in contatto l’imprenditore col commissario Puglisi, che tanto a Catania è lui l’esperto di certe cose e non ci vuole molto a saperlo, ma soprattutto e subito, metteremo in contatto l’imprenditore con l’associazione A.S.O.. C’è una novità, però, chiederemo a quell’associazione di poterli affiancare senza dar fastidio, anzi collaborando, nella fase di denuncia e in quelle successive di tipo giudiziario. Così faremo esperienza e potremo aspirare poco a poco a diventare autonomi. Che ne dite? –
E sei sucura che l’A.S.O. accetterà? –
Deve accettare! L’imprenditore ce l’abbiamo noi e poi è…. Un mio parente.-
Alla battuta di Gabriella risero tutti per sdrammatizzare un po’. Implicitamente la proposta era stata approvata dai ragazzi con entusiasmo. Ma questi ragazzi, contrariamente a tanti altri della stessa loro generazione, erano già diventati uomini da un po’.
Simone manifestò la sua approvazione a voce alta.
Sempre la solita tu. Per ogni casa hai pronta una soluzione che è, come dire? La migliore di tutte. Non per niente ti abbiamo nominato vicepresidente. -
SoloTuri, che per tutto il tempo era rimasto in silenzio, rimase serio, seppur con uno strano risolino sulle labbra. Gli altri non poterono far più finta di non essersene accorti…
Turi, cos’hai? –
Mah… Non lo so. Però certe volte ho l’impressine che qui ci facciamo solo delle solenni seghe mentali… -
Maccheccazzo ti sta succedendo Turi? Non ti ho mai visto così giù – disse Rocco.
Non so. Ho bisogno di ragionare. Chiedo un esonero dal mio incarico per un paio di mesi, una tregua. Non voglio uscire da Addiopizzo, ma rinuncio alla carica di presidente. Gabriella è bravissima e può subentrare senza difficoltà. Farà lei la presidente. Non vi pare? –
Turi, non potresti spiegarci quacosa di più? –
No, adesso no, lasciatemi in pace per favore. Nella vita c’è il pizzo, la mafia, la lotta a queste porcherie, certo, ma ci sono anche altre cose… Non fatemi parlare. Non così e non ora, almeno.-
In realtà anche Pippo era rimaso abbastanza zitto, a parte che per quella battuta infelice. Solo che lui era sempre un po’ evasivo e taciturno e allora non aveva sorpreso nessuno il suo silenzio. Mentre andava via Pippo era però sommerso da pensieri pesanti “Questi sono matti. Ma cosa si sono messi in testa? Finché questa era un’associazione di tipo culturale o poco più poteva andare bene. Io d’altra parte sono sempre andato solo nelle scuole. Già quella faccenda del consumo critico mi convinceva poco. Finché era un gioco fra pochi amici comunque… e passi. Ma non vorranno veramente mettersi contro quelli lì… Io al gioco ci stavo perché questi sono tutti ragazzi che avranno un futuro in città e crescere con loro poteva dare dei vantaggi anche a me. Giocare all’antimafia però è roba da scemi. Non mi interessa. – In realtà da quel giorno alle riunioni non lo videro più. Anche al telefono si mostrò evasivo; parlò di certi lavoretti che gli assegnavano di tanto in tanto al paese suo… e lo lasciarono perdere.
Quando sciolsero la riunione, mentre tutti andavano via, Rocco fece di tutto per uscire dalla parrocchia insieme a Turi. Lo prese a braccetto e gli propose di andare a bere qualcosa insieme da qualche parte.
Ora mi vuoi dire qualcosa? –
Che vuoi che ti dica? Sono un po’ stanco. Il lavoro mi prende molto, lo sai. Poi qui l’incarico di presidente impegna pure parecchio. Vorrei un po’ riposarmi.-
Sì ma tu sei strano in viso. Da un paio di giorni hai un’espressione così strana…-
Sì forse è vero pure questo. Sai? Certe volte ti assalgono i dubbi. E’ giusto quello che stiamo facendo? In linea di massima sì. Ma ci possono essere pure altri punti di vista. Altri aspetti più nascosti.-
Tipo?-
Ti ricordi quella ragazza con cui mi avete visto chiacchierare al mare? Sono andato a parlare con suo zio. Il pretesto era che voleva aiuto da Addiopizzo. In realtà le cose sono andate diversamente. Molto.-
Come sono andate? –
Quella ragazza ha una brutta malattia. Ogni tanto le accadono cose terribili. Le si bloccano per un mese un occhio o un braccio e una mano, o una gamba, o anche altri organi. Poi le passa, ma non completamente. Ma sicuramente dopo un po’ il male ritorna sotto forma di una nuova crisi. Ti immagini come vive? Ha venticinque anni ed ha già avuto tre crisi gravi. Per ora è sotto cura a Catania, ma vorrebbe andare a Roma o Milano per curarsi meglio. Pare poi che in Israele esistano altre cure molto avanzate. Le occorrono soldi per viaggiare e per sottoporsi privatamente alle cure migliori. Ma le occorre anche assistenza, aiuto psicologico, affetto… Insomma io sto cercando di darle il mio appoggio. Ti sembrerà strano, ma io penso continuamente a lei, le voglio bene, me ne sento… posso dire innamorato? –
Puoi dire quello che vuoi. –
La sua famiglia non è ricca. Lei un posto di lavoro, precario quanto vuoi, però ce l’aveva. Ma all’ultima crisi che è stata un po’ lunghetta l’hanno licenziata, dicendo che non potevano farne a meno… L’unico che può fare qualcosa per lei è quel suo zio… Ma non è uno zio buono che non vuole pagare il pizzo…-
E cos’è allora? – E’ uno di quelli… E’ collegato alla cosca che taglieggia l’impreditore con cui parlate Gabriella e tu. Insomma, quando Gabri ha cominciato a parlare con quel suo lontano parente quelli hanno subito mangiato la foglia ed hanno cercato di fargli terra bruciata intorno. Insomma, non so quanto valutino veramente la nostra azione come addiopizzo o quella delle associazioni antiracket. Certo è che io sono stato contattato “SOLO PER DIRMI CHE ADDIOPIZZO DEVE STARSENE ALLA LARGA DA QUELL’IMPRENDITORE” e mi pare che alcune azioni preventive siano state intraprese anche nei confronti della principale associazione antiracket e di un certo uomo politico che in città è poco conosciuto e non dà nell’occhio, ma conosce molti…-
Incredibile. Quindi quella per l’imprenditore di Gabri è una battaglia in grande stile… Non un semplice caso come un altro. Evidentemente temono l’effetto birilli e cioè che se cade un birillo in posizione importante poi ne cadono anche tanti altri. E… tu… che ne pensi, cosa vuoi fare? Che c’entra il fatto che ti sei innamorato di quella ragazza? –
Non lo so. Ho le idee confuse. So per certo che se lo zio di quella ragazza dovesse avere guai con la giustizia lei potrebbe scordarsi le sue cure…-
Ma sei matto? Si può sapere che cavolo dici? Viviamo in Italia. Abbiamo un sistema sanitario nazionale fra i migliori del mondo. Non dirmi ora che solo un mafioso può far curare la tua amica… E in ogni caso non puoi passare dall’altra parte e metterti a didendere un mafioso. Non tu, Turi, non ci credo-
Non lo so. Ti ripeto. Ho le idee confusissime. Quando l’ho conosciuta, qualche tempo prima di quell’incontro al mare, usciva da una crisi. Aveva ancora la bocca con una semiparesi. Sapessi che pena!-
Turi! Ma proprio tu mi parli così? Lavori in un ospedale come me. E sai benissimo che se i primari vogliono possono dare anche a Catania le migliori cure del mondo anche a pazienti qualunque, non pieni di quattrini, né importanti, né mafiosi… E comunque, che cavolo! E’ tuo dovere denunciare quel tizio per intimidazione.-
Sì lo so. Ma te lo puoi scordare. Adesso lasciami in pace per favore. Non sei tu che non mi capisci. Sono io che non riesco a spiegarmi bene. Ascolta. Io non voglio danneggiare né la ragazza, né voi. Facendomi esonerare per due mesi dall’incarico di presidente posso anche evitare di venire alle riunioni. Quelli lo sapranno subito, tanto sanno tutto, e me almeno… mi lasceranno in pace. Cerca di capirmi. Voi potete fare tutto quello che volete. Ma non potete pretendere nulla da me!-
Incredibile Turi. Neanche mi sembri tu… Mi sembri completamente fuori… fuori come un balcone…-
Andando via Rocco percepì chiaramente nell’aria il puzzo inconfondibile della spazzatura che andava a male nel caldo estivo…
Percorse tutta via Giuffrida e poi via Ventimiglia. Senza sapere neanche perché parcheggiò la macchina ai margini della zona delle stamberghe di San Berillo. Ignorato il guardamacchine abusivo che chiedeva con insistenza ed arroganza per quanto tempo quella macchina sarebbe rimasta lì, si avviò a piedi, immerso nei suoi pensieri, fra le squallide stradine piene di ingressi murati per impedire che quei locali, liberati a fatica dalle forze dell’ordine, venissero nuovamente occupate da un certo tipo di umanità squallida e infelice o comunque ai margini della legalità. Qualche incontro furtivo e inquietante, trans, pusher, piccoli delinquenti, non lo distolse dalle sue meditazioni che riguardavano una certa partita col destino che ognuno giocava da solo fin dalla nascita, o al massimo in famiglia, ma che adesso, con Addiopizzo, diventava scontro sociale, culturale, scontro per il recupero della dignità collettiva di una società. “Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”. Ma perché per mettersi a pensare a quelle cose se ne doveva andare a passeggiare proprio lì, con tutti i posti belli che c’erano in città? Non riuscì a darsi una risposta, così come rimase quasi indifferente quando trovò rigato di fresco il fianco della vettura che aveva parcheggiato poco prima. Del parcheggiatore, ovviamente, nessuna traccia. Anche lì l’aria era pesante e maleodorante. Da un balcone arrivavano le note sgadevoli e a tutto volume di una di quelle cose odiose che chiamano House.
Capitolo 7
Dopo mille ritocchi Marilena, in quanto amministratrice del Sito e Sara, in quanto responsabile del settore comunicazione, licenziarono come definitivo l’appello da lanciare ai cittadini catanesi, invitandoli a partecipare al famoso corteo per “Riprendersi Catania”. Il testo era stato definito in modo un po’ lungo ma democratico attraverso interventi nel forum e vari messaggi privati scambiati fra i più attivi su questo tema. Il sito col suo forum era uno strumento di lavoro fondamentale per iragazzi. Avevano perfino una funzione che permetteva loro di votare online su proposte, iniziative, testi da pubblicizzare, ecc. E non poteva essere diversamente. Questa loro era un’attività di volontariato e potevano dedicarle i ritali di tempo, rimanendo ciascuno a casa propria. Ognuno di loro infatti aveva da studiare, frequentare corsi, lavorare, almeno chi era così fortunato da averlo un lavoro… Quel testo sarebbe stato inviato ai siti amici, a partire da step2, per pubblicizzarlo sulla rete. Eccolo: “INVITO AI CATANESI: RIPRENDIAMOCI CATANIA
Avere rispetto della propria città significa saper tenere un comportamento civile e onesto.
Vi sarà capitato di passeggiare lungo la scogliera di Ognina e di indignarvi per l'enorme quantità di rifiuti presenti sulle bellissime pietre laviche che si affacciano sul mare.
Vi sarà capitato di dare il pizzo a un parcheggiatore abusivo per la paura di trovar la macchina graffiata ad un vostro eventuale rifiuto di pagare.
Vi sarà capitato di prendere con le vostre auto delle enormi “scaffe”, come le chiamiamo noi a Catania, e di pensare che dietro quelle buche ci siano appalti truccati e utilizzo di materiale scadente per costruire le strade della nostra città.
Vi sarà capitato di lamentarvi e di dire "In questa città non cambierà mai niente perché ognuno di noi pensa a tirar acqua al suo mulino".
Ebbene, è giunto il momento di svegliare Catania, la città dormiente, assumendosi ognuno le proprie responsabilità.
Il giorno della manifestazione la gente di Catania che vuole sperare e agire scenderà in piazza per dare vita a un corteo antimafia per la legalità e la civiltà, perché solo con la legalità e la civiltà si possono cambiare le cose, dai rifiuti presenti alla scogliera agli appalti truccati, fino ad arrivare alle infiltrazioni mafiose presenti nelle nostre file politiche. Agiamo per rendere la città meravigliosa perché, con il suo magico barocco settecentesco, il suo mare e il suo vulcano, lo può essere davvero. Serve però l'impegno di tutti.
Ora è il momento di agire da uomini e da cittadini, di non demandare ad altri i nostri doveri, di riprenderci quello che è nostro.
In un momento in cui è forte l'indignazione per le condizioni dei quartieri, per i servizi che non ci sono, per gli interessi economici di pochi a scapito dell'interesse di tutti, per le collusioni delle istituzioni con la criminalità, per tutta la bellezza che abbiamo intorno che viene costantemente deturpata, per il pensiero comune che “tanto non cambierà mai nulla”, vogliamo camminare insieme a tutti i catanesi che desiderano che realmente qualcosa cambi e per dimostrare che un'alternativa esiste.
Sarà un incontro di cittadini, l’inizio di un percorso comune per riacquistare la vera cittadinanza del luogo in cui viviamo. Nessuna etichetta, nessuna bandiera e nessuno schieramento politico, ma lo stesso accordo: riprenderci la città per farla diventare come la vogliamo.
Sosteniamo la legalità in tutte le sue forme, dai commercianti che non pagano il pizzo a tutti quelli che si battono nel loro piccolo contro la mafia: chi opera nei quartieri difficili e dà speranza ai nostri bambini, chi si batte per i nostri diritti, come il diritto all’informazione, ad avere servizi efficienti e spazi sociali e culturali.
"Beato il paese che non ha bisogno di eroi", diceva Brecht. Ebbene, adesso gli eroi per Catania dobbiamo essere tutti noi: facciamo sentire la nostra voce a chi crede di avere campo libero per distruggere la nostra città e renderla invivibile. Anche se la strada è lunga non ci deve far paura e dobbiamo percorrerla insieme.
Vi invitiamo, perciò, a partecipare come cittadini, portando con voi esperienza e impegno. Il tema del corteo è Catania: quella che amiamo e quella che vogliamo e dobbiamo cambiare in nome della legalità e del rispetto di noi stessi.
Abbiamo scelto una data qualunque, un giorno come tanti, perché non abbiamo bisogno di date speciali per ricordarci di fare il nostro dovere e far sentire la nostra voce, perché siamo catanesi tutti i giorni.
Unitevi a noi con la vostra forza, perché non ci si può lamentare senza far niente per migliorare e noi non ci vogliamo lamentare, VOGLIAMO CAMBIARE!
Vi comunicheremo presto i dettagli del nostro incontro, nel frattempo non prendete impegni e comunicateci la vostra adesione e tutte le idee che volete condividere con noi scrivendoci un e-mail con oggetto “corteo” a [email protected]
***
Qualche settimana dopo, a Roma, il cellulare di Serena squillò. Era Rocco.
Ciao psicologa. Che ti fanno fare li? –
Vedo ragazzi in cerca di lavoro. Analizzo le loro schede, organizzo i colloqui, alcuni li faccio direttamente io… insomma roba così…-
Però almeno stai dall’altra parte della barricata. Hai il potere in mano. Ha! Ha! Ha!-
Ma che dici? E’ una pena, credimi. Una senza stipendio come me che deve convincere altri a lavoricchiare qua e là senza stipendio pure loro. Che vergogna! “Sai si tratta di uno stage… tu adesso fai esperienza per un po’ di mesi e poi, se vai bene ed hai mostrato attitudine e motivazione, ti viene fatto un contratto a progetto. Poi forse rinnovato. Poi… in futuro si vedrà… Ogni tanto qualcuno viene pure assunto”. Che vergogna quando debbo parlare così… Mi verrebbe voglia di gridare “Scappa finché sei in tempo. Qui non vedrai mai un centesimo. Ma lavorare, quello sì, ti faranno lavorare. E tanto, pure! Vai a fare concorsi, inizia un’attività in proprio, ma scappa via da qui”. Ma ovviamente non posso farlo perché la prima sotto ricatto sono proprio io. Senti, cambiamo discorso. Che mi dici di Turi, Gabriella, gli altri…?-
No, aspetta, poi te ne parlo. Ma prima ero curioso di sapere un’altra cosa. Che fine ha fatto quel tuo cugino Melo? Quando qualche volta la sera usciamo in gruppo coi vecchi amici, Giuseppe, Antonella, gli altri… vedo spesso Antonella parlare a telefono con qualcuno che chiaramente vive lontano. Si tratta di Melo, non è vero?-
So che si sentono. So pure che Melo non è soddisfatto di quel lavoro che gli fanno fare qui. Ogni tanto lo sento lamentarsi di tante cose e qualche volta concludere. “Dovrei cambiare completamente vita. Andarmene a Catania, trovarmi una ragazza lì, mettermi con Giuseppe e cominciare un’attività privata tutta nostra. Ah! Se potessi farlo…-
Ma sì, sicuramente si sentono… Di me che dirti? Con Gabriella va benissimo. Mi piace. Me la sogno notte e giorno e starei sempre a baciarla e accarezzarla dalla testa fino ai piedi. Bevo il suo fiato come acqua di sorgente e respiro i profumi naturali del suo corpo come fossero nutrimento per l’anima.-
Basta, basta… Non sono questi dettagli un po’ troppo poetici e un po’ troppo erotici che voglio. Tieniteli per te.-
Vabbè e che ti debbo dire allora? Che è intellligentissima e piena di altre doti, vivacità, entusiasmo… E al momento un po’ ce ne vuole per compensare qualche mio malumore…-
Quale?-
Turi. Sono amareggiato per lui. Da un mese non si fa vedere alle riunioni. Se possibile mi sfugge pure in opspedale. O quanto meno non mi cerca più. Simone mi ha detto che Turi lo si può trovare spesso la sera in un baretto di periferia nella parte alta di via Mario Rapisardi dove la gente si ferma a giocare il superenalotto e dove si può sempre stare a discutere a lungo del Catania Calcio o stare ad ascoltare interminabili discussioni di ultras e aficionados vari su questioni rossazzurre. Poi un paio di sere fa in questo bar c’è stata una retata da parte dei carabinieri. Alcuni di quelli che di solito ci stazionano stabilmente sono stati arrestati… Sai… E’ gente che da lì controlla…-
Cosa? –
Tutto. Le strade, chi entra e chi esce, chi fa grosse giocate, chi fa troppe domande… controllano il territorio insomma. E che cavolo ci va a fare lì uno come Turi io proprio non lo riesco a capire. Ah, a proposito… Sai quell’imprenditore di cui ti ho parlato qualche volta e che ci sta dando soddisfazioni? Bene, il magistrato che se ne occupa ha disposto dei turni, con dei giovanissimi carabinieri ausliari, per proteggerlo notte e giorno. Bene, no? -
Se lo dici tu… Ok, Rocco. Ora ti debbo lasciare. Se hai novità richiamami. Un bacio.-
Dove? –
Bihhh, chi liscìa… -
Ma tu un maschietto non te lo scegli mai? –
E tu che ne sai che non l’ho già fatto? Bye, bye!-
***
Melo intanto, oltre che sentire Antonella e prometterle prossimi viaggi in Sicilia, ogni tanto sentiva anche Giuseppe.
Come va, Giusè?-
Bene, ma… ancora non ho risolto il problema del lavoro.-
E’ sempre valida l’offerta di aprire insieme un pub? –
Certo che è valida. Tu mi piaci e di te mi fido. Se ti trasferisci a Catania possiamo farlo per davvero. Da solo invece non me la sento. –
Senti. A Natale verrò giù coi miei e… ne parliamo. Vabbè?.
Non è che poi mi freghi e cambi idea? –
Non lo so. Io in realtà ancora non ho deciso niente. E’ la Sicilia che mi spaventa. Una cosa è venirci per turismo o… per vedere nonni, zii e cugini… Un’altra è venirci per iniziare un’attività economica.-
Sì… Vabene… il pizzo, le difficoltà…-
Il pizzo è la più grande a causa degli effetti sulla dignità… Ma anche gli ostacoli burocratico- amministrativi, le mille regole fatte per farti impazzire e… chiedere aiuto…, allora non sarà pizzo, saranno tangenti, ma… sempre soldi sono. Insomma in Sicilia se vuoi fare hai il doppio degli ostacoli che avresti a Roma.-
Ho capito. E allora perché ci vorresti venire? –
Già perché? Non lo so neanche io…-
***
Per qualche mese le riunioni di Addiopizzo si sarebbero fatte presso l’ex Monastero dei Benedettini, come ospiti delle facoltà di Lettere e Lingue. Si trattava di una concessione straordinaria effettuata in nome della valenza sociale e culturale dell’associazione. Quel complesso settecentesco, dallo splendido aspetto barocco, era uno dei luoghi più significativi e suggestivi della città. Insieme all’elefantino, all’Etna e a Sant’Agata avrebbe potuto degnamente occupare un posto d’onore in un’ideale stendardo cittadino a quattro campi. In realtà ancora molti catanesi ne ignoravano storia, bellezze architettoniche, valore culturale… Anche la gente colta finiva spesso per sottovalutarne l’importanza. Lo splendido complesso aveva ospitato per secoli centinaia di secondogeniti di famiglie nobili siciliane, destinati a non prendere moglie, ed aveva successivamente accolto scuole e laboratori universitari fino all’attuale matrimonio perfetto fra il frutto della migliore architettura barocca e la facoltà regina del “Siculorum Gymnasium”. Gli stessi Benedettini, insieme alle più illuminate famiglie patrizie catanesi potevano essere considerati co-rifondatori della città dopo il sisma del 1693. I Paternò Castello ed altri nobili fecero a gara a finanziare i lavori in tutta la città. I principali architetti dell’epoca idearono i più bei palazzi, ma chi disegnè vie, piazze, incroci, quartieri… pare siano stati proprio loro, i Benedettini…
Antonella, ferma sotto l’arco all’ingresso del complesso dell’ex-monastero, appena lo vide arrivare, andò incontro di corsa a Rocco sventolando un quotidiano locale, facendo gridolini di gioia e saltellando come una bambina. Ci sono tutti i dettagli. E’ un’edizione straordinaria. La retata è stata verso le quattro di questa mattina e hanno fatto in tempo a stampare un’edizione straordinaria. “Catania – Grave sconfitta di cosa nostra. Quasi azzerata una delle due principali cosche mafiose etnee” Devi leggerlo. C’è tutto. Ci sono i nomi… Quelli che taglieggiavano quell’imprenditore, mio lontano parente e tutti quelli che stavano dietro a loro, compresi i capi e i colletti bianchi… Cinquanta arresti in tutto, di cui sei in carcere. Fermati oltre a “Surciteddu”, il boss, e al suo braccio destro “Cuccurullu”, decine di malavitosi, sei professionisti incensurati, quattro impiegati al comune, due alla provincia, due politici amminstratori locali, di cui uno aveva ricoperto anche incarichi politici di un certo livello, quattro imprenditori… Dice il procuratore capo di Catania che parlare di cosa nostra catanese in ginocchio è quasi un eufemismo… E poi quella storia misteriosa… -
Quale? –
Ma non l’hai ancora saputo? Da quanto tempo non vedi Turi?-
Da tre o quattro giorni circa. In ospedale mi hanno detto che ha preso un po’ di ferie…-
Ma non hai ancora capito niente allora – disse Gabriella con gli occhi luccicanti dalla gioia – Hanno arrestato anche quello zio della ragazza ammalata di cui aveva parlato Turi. Non ne sono sicura. Ma sono convinto che lui si è voluto tirare fuori da Addiopizzo per non coinvolgerci in qualcosa che doveva fare lui, collaborando con le forze dell’ordine, facendo una sorta di strano doppio gioco.-
Tu fantastichi troppo Gabriella. Anche a me piacerebbe se fosse andata così. Ma non ne sono per niente convinto. Se vuoi un consiglio però, e ascoltami bene, non parlare con nessuno di questo tuo sospetto. Queste sono cose pericolosissime e guai a mettere a repentaglio l’incolumità di Turi… Intesi?-
Hai ragione. Zitti e muti come pesci…- Gabriella però mantenne sulla bocca un irrefrenabile sorriso di soddisfazione. Era troppo bello quello che era successo. E anche loro ci avevano messo lo zampino insiema all’A.S.O., anzi, ben più di uno zampino. Se poi era vera anche la storia di Turi… Mamma mia che bellezza! Gabriella non stava in sé dalla gioia. Rocco la guardava, la desiderava e si lasciava contagiare almeno un po’ dal suo entusiasmo. Anche Gabriella cominciò a guardarlo in modo strano… Rocco era uno di quelli che alle ragazze ispirava facilmente una gran voglia di farsi stringere fra le braccia e.., farsi fare “la qualunque” senza ritegno.
Senti Rocco. Oggi alla riunione di Addiopizzo non c’è niente d’importante. E’ solo una preriunione. Quella vera è domani. Posso delegare Marilena… Ho casa libera. I miei sono andati a Nicolosi. Ti va di fare sega alla riunione? E… correre a casa mia, ora, subito?-
Rocco sapeva che la storica retata per la quale erano tanto felici era già un ottimo motivo per andarci a quella pre-riunione. Avvicinò la sua bocca ad un orecchio della ragazza per farle dolcemente cambiare idea, ma quando percepì il suo profumo, un po’ dolce e un po’ acre, carico di desiderio e di voglia animale fu lui a cambiare idea.
***
L’indomani Gabriella e Rocco, incontratisi con Marilena mezz’ora prima della riunione, si fecero raccontare cos’era successo alla pre-riunione.
Pare che la cosa più importante l’avesse raccontata Mimmo. Si trattava di un ragazzo di buona famiglia, molto sensibile, sempre piuttosto attento e serio. Non lo avevano mai visto interessarsi alle ragazze. Tutti gli volevano molto bene perché era uno dei più impegnati in Addiopizzo e per il suo comportamento sempre serio, corretto, ma anche allegro ed ottimista. La sua sensibilità gli faceva capire prima di altri certe situazioni un po’ strane, non lineari, magari piene di contraddizioni. Era sempre lui il primo a capire. Ebbene. Quella sera raccontò che nei suoi giri per raccogliere adesioni per il progetto “Consumo critico” aveva incontrato un commerciante pronto “al gran salto”. Ne aveva parlato segretamente con Turi, anche se quest’ultimo si era temporaneamente autoesonerato dall’incarico di presidente, e su cunsiglio di lui, si era rivolto all’A.S.A, coinolgendo quell’associazione antiracket nel caso del negoziante. Insomma, anche da lui erano partite alcune denunce poi sfociate nella grande retata degli ultimi giorni. Per il modo come si era evoluta ed era stata gestita la situazione di questo commerciante questa storia poteva a tutti gli effetti essere considerata esemplare. Probabilmente valeva la pena di inserirla nei casi raccontati nelle scuole come particolarmente istruttivi per dei ragazzi. Quelli cioè dove non prevalevano i tecnicismi, ma piuttosto alcuni concetti particolarmente istruttivi ed edicativi per le future “generazioni pizzo-free”.
Ottimo!- Disse Gabriella e si mosse insieme a Marilena e Rocco verso la sala riunione. Marilena pensava che adesso toccava a lei chiedere ai due cosa fosse loro successo la sera prima, ma concluse facilmente che non ne valeva la pena perché tanto lo sapeva già…
Durante la riunione commentarono animatamente la retata antimafia che aveva azzoppato cosa nostra catanese. Per comune tacito accordo fra i membri più influenti del gruppo, però, non fu mai fatto il nome di Turi. A un certo punto, dopo lunghi e appassionati commenti da parte di molti a quella prima grande vera vittoria, fu Simone a prendere la parola.
E’ un momento di gioia, certo. La soddisfazione non può che essere enorme. Ma la strada è lunga, ricordiamolo. E poi… certe partite che abbiamo perdute non le recuperemo mai più… E’ uscito proprio in questi giorni un interessantissimo libro di Giancarlo Caselli su cui vi leggerei, per la loro importanza, alcuni brani tratti da un articolo di un giornale. “Il procuratore capo di Torino rievoca in un volume autobiografico le sue «due guerre» Antimafia, la vittoria mancata. Ecco il bilancio di Gian Carlo Caselli: le Br erano isolate. Cosa nostra no.
A Gian Carlo Caselli piace il calcio. Ma è tremendamente amara la metafora calcistica che il procuratore capo di Torino adotta per spiegare il comportamento delle istituzioni nella lotta alla mafia. Lo Stato, scrive Caselli, «si è fermato a undici metri dalla fine, come se dovesse tirare un calcio di rigore, al novantesimo. Ma invece di tirare, è rientrato negli spogliatoi».
Qui sta la differenza tra Le due guerre che danno il titolo al nuovo saggio del magistrato. Nel primo dei due conflitti, contro il terrorismo, si è andati fino in fondo, perché il nemico era sostanzialmente isolato, disponeva di agganci molto deboli nel contesto sociale. Contro la mafia, nella seconda e più difficile guerra, i successi ottenuti contro i killer e i boss non sono bastati, perché cosa nostra gode di collusioni diffuse, negli ambienti politici come in «quote consistenti della borghesia ricca e colta». E quando si tocca quell'intreccio perverso, la solidarietà verso l'azione degli inquirenti si attenua, mentre crescono i distinguo, le critiche, i veleni. Caselli parla per doppia esperienza diretta. Fu da subito in prima fila contro le Brigate rosse….. Più tardi, nel gennaio 1993, assunse la guida della procura di Palermo, con il compito di affrontare una mafia apparentemente invincibile, che pochi mesi prima aveva eliminato, in rapida successione, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Nel racconto le due vicende corrono parallele, con affinità e divergenze. Si parla di….. Il vero abisso però si riscontra nell'atteggiamento degli osservatori e del potere politico. Non mancarono polemiche nella lotta al terrorismo: l'autore per esempio resta favorevole alla linea della fermezza adottata durante il sequestro Moro. Ma ben diverso è il tenore dell'ondata di attacchi subita da Caselli e dai magistrati della sua procura quando cominciarono ad accusare di complicità con la mafia eminentissimi personaggi della classe dirigente. Il libro è anche una sistematica autodifesa per il lavoro svolto a Palermo …. E naturalmente Caselli insiste sul fatto che il senatore Giulio Andreotti, da lui portato alla sbarra, non si può considerare innocente, visto che è stato assolto per i fatti successivi al 1980, ma per le vicende precedenti ha fruito della prescrizione per il tempo trascorso dal momento del reato. Inoltre Caselli insiste sulla coerenza, non da tutti riconosciuta, tra la sua opera e quella svolta prima di lui da Falcone e Borsellino, anch'essi bersaglio di aspre critiche, mentre tiene a marcare le distanze dal proprio successore Pietro Grasso, oggi procuratore nazionale antimafia, cui rimprovera un atteggiamento di «ostile insofferenza» nei suoi riguardi. Come scrive Marco Travaglio nella postfazione, il libro «è la storia di una sconfitta», poiché l'ambizione di recidere i legami tra mafia e politica non si è realizzata. Ma non bisogna disperare. Sia perché, nota Caselli, la battaglia contro l'ala militare di Cosa nostra produce tuttora «risultati di una continuità che non ha assolutamente precedenti». Sia perché la società civile trasmette forti segnali di rigetto della mafia, grazie ad associazioni come «Libera» di don Luigi Ciotti e alla nuova consapevolezza che le categorie economiche mostrano nel contrastare il racket. Insomma, la partita non è chiusa e forse ci sarà di nuovo la possibilità di battere quel fatidico rigore.”-
Poi Simone concluse: Scusate se mi sono dilungato, ma mi sembra che in questi brani siano presenti importanti spunti di riflessione. Soprattutto: Lo tireremo nuovamente quel rigore? –
A questo punto prese la parola Rocco: Io non so se tornerà l'occasione per tirare ancora quel rigore. E francamente non credo. Il processo ad Andreotti non si rifarà più, nè sarà facile che si provi nuovamente a mettere sotto processo per mafia politici di quel livello. Ma una cosa la so con certezza e cioè che la Sicilia - terra d'antimafia – lasciate che la chiami così, segnerà molti goal e alla fine vincerà la partita. Travaglio, riferendosi con Caselli all'esito del famoso processo, parla di sconfitta. E forse una mezza sconfita fu. Ma non di una sconfitta definitiva si trattò. Politicamente quel processo, piaccia o no il suo esito, ha segnato una svolta. Checchè ne dicano i pessimisti allora si è chiusa una stagione durata decenni e si è finalmente capito che certe cose in Sicilia non si potevano fare più. Non almeno al massimo livello e con modalità quasi istituzionalizzate. In questo senso, anzi, più che di una mezza sconfitta si è trattato di una mezza vittoria. Caselli quindi ha avuto i suoi meriti, grandissimi. Sbaglia chi afferma che il suo operato sia stato generoso ma ingenuo, se non addirittura controproducente. Caselli ha segnato uno spartiacque e... "dopo" certe cose la grande politica non si è più potuta permettere di farle. Ora, nella situazione in cui ci troviamo, con lo stato che vince sempre più spesso le sue battaglie contro cosa nostra e con una rinnovata "voglia di dignità e libertà" dei Siciliani, a partire dai giovani, la strategia del Procuratore Grasso va più che bene: Intimidita la politica (Caselli) puntiamo a disarticolare soprattutto l'organizzazione criminale in senso stretto (Grasso). E' vero che Mafia è l'insieme di organizzazione criminale, politica complice e imprenditoria malsana. Ma è vero anche che se ai politici e agli "iprenditori furbi" togliamo il braccio armato non resta loro che abbassare il livello di prepotenza, di arroganza, di... illegalità. Non ci sarà il rigore di Caselli, quindi, ma i goal su azione di Grasso, se c'è la volontà dei Siciliani, ci basteranno certamente per vincere la partita.-
A sentire quest’analisi i ragazzi rimasero a lungo ammutoliti; poi prima uno, poi due, poi tutti cominciarono a battere le mani e a manifestare anche con urletti ed altri versi tutta l’approvazione della sala.
Dopo si soffermarono ancora un po’ per parlare per l’ennesima volta della manifestazione che ormai era molto vicina. Corteo, slogan, coordinamento con le altre organizzazioni, autorizzazioni, fotografie, strumentazioni, percorsi da effettuare… Erano tante le cose importanti.
Quando uscirono dalla riunione Rocco, soddisfattissimo, salutò con un bacio Gabriella e corse dove lui solo sapeva, ma qualcun altro, a partire da Gabriella, intuiva. Rocco viveva in una stradina fra la Tapallara di piazza Borgo e l’Orto botanico, uno dei più belli d’Italia, ricchissimo di piante grasse. Piazza Borgo in realtà si chiamerebbe piazza Cavour, ma figurati se i catanesi sono disposti a chiamare le piazze col loro nome…. Non sarebbero più catanesi… E così piazza Vittorio Emanuele si trasforma in Piazza Umberto, Piazza Verga diventa piazza Esposizione, Piazza Federico di Svevia viene chiamata piazza Castello Ursino e così via. La zona intorno a piazza Borgo a cavallo fra l’ottocento e il novecento era stata fondata da misterbianchesi trasferitisi in massa a Catania. Forse anche Turi aveva lontane origini in quel paese dal nome tanto buffo che in realtà non significava altro che Monastero bianco. Ormai nei pressi di piazza Borgo ci vivevano anche molti extracomunitari. Rocco trovò Turi che ascoltava “Somewhere over the rainbow”. Fu fatto accomodare e messo a proprio agio con una bevanda fresca leggermente alcolica. Nonostante la stanza avesse la finestra spalancata l’ambiente era impregnato di fumo. Rocco aveva smesso di fumare da poco, ma non aveva problemi a stare in mezzo al fumo, mentre Turi, che il vizio ce l’aveva fin quasi da bambino, ne fumava, dove si poteva e ormai i posti erano veramente pochi, una dietro l’altra.
Insomma, ci hai preso tutti in giro….-
Non so di cosa parli e… non ti dovrei rispondere. Io sono solo un farmacista d’ospedale. Non dimenticarlo. Però una cosa voglio dirtela.-
E dilla; parla ogni tanto, sfogati. Sennò a che servono gli amici?-
Tutti sanno che io sono divorziato. Ma forse pochissimi sanno che ho pure un figlio. –
Ah! -
Adesso ha quattro anni. Lo vedo due volte a settimana. Ma di solito, in quei casi, mi dedico per intero a lui ed evito di incontrare amici. Per questo non lo avete visto mai. Gli voglio un bene dell’anima, è bellissimo, ma… non ne parlo mai con nessuno. Come se… non volessi dividerlo con altri –
Quello che mi stai dicendo mi sembra una confidenza molto importante e ti ringrazio. Per te quel bambino deve essere importantissimo. Ma che c’entra con… quell’altra storia? Non riesco a capire. –
C’entra, c’entra… Vedi? Io sono nato e cresciuto, come te d’altra parte, in una terra bellissima ma ammorbata da un male terribile. Tu sai a cosa mi riferisco. Bene. Quando un giorno mio figlio sarà grande io debbo potergli dire”Ecco la Sicilia l’ho trovata in pessime condizioni, ho provato a fare del mio meglio, forse qualcosa, insieme ad altri che la pensavano come me, sono riuscito a fare. Oggi è un po’ meglio questa terra di come l’ho trovata e te la consegno. Ora, se vuoi, tocca a te continuare.-
Hai ragione Turi. E’ bellissimo quello che hai detto e… ti capisco perfettamente. Credo che quello che tu hai fatto – e non voglio conoscere dettagli – sia di una importanza enorme per Catania e tuo figlio, quando crescerà, ne sarà orgoglioso, stanne certo. Ma una cosa ti vorrei chiedere… Se posso… -
Lo so cosa vuoi chiedermi: vuoi chiedermi di quella ragazza, Cettina… Le voglio bene per davvero. Ma non è questo adesso che conta. Conta poterla curare. Ho parlato col primario di neurologia. Mi ha detto che non c’è nessun motivo per andare all’estero. Siamo sempre noi a pensare erroneamente che all’estero le cure siano migliori. Insomma questo primario mi ha suggerito certe pratiche amministrative da fare per conto di Cettina. Fra una settimana verrà ricoverata e sottoposta a una terapia avanzatissima… La stessa che fanno in Israele, per intenderci…-
Certo i nostri ospedali… proprio… i migliori del mondo… non mi sembra che siano. –
Lo so, lo so. Bene come te. Ma tu sai come vanno qyeste cose. Anche se volessi non far sapere a nessuno che quella ragazza è una mia protetta ormai mi risulterebbe impossibile. La voce è girata e tutti, credimi, tutti, la tratteranno benissimo. Ed è bene che sia così. Perché io ho avuto un doppio divieto di andarla a trovare, almeno per un po’ di tempo. Uno dalla famiglia che sta impazzendo fra la voglia di ringraziarmi per le cure che avrà Cettina e la voglia di vedermi morto per… un altro motivo. Un altro divieto l’ho avuto dalle persone che hanno coordinato l’azione delle forze dell’ordine… Mi auguro che fra un po’ di mesi le acque si possano calmare e allora poi si vedrà cosa si potrà fare… Tra l’altro dice il primario che non ci sono difficoltà a fare riconoscere a Cettina una forte invalidità parziale. A fronte di quel certificato potrà puntare con ottime probabilità ad un posto di centralinista, riservato a invalidi, proprio nel nostro ospedale. Non farmi dire altro in propsito, per favore. Sono ancora molto scosso ed emozionato e ho i nervi a fior di pelle. Ogni tanto mi scopro a piangere da solo… Ti ringrazio veramente per essere venuto, Rocco. -
Ti posso capire se piangi, ma tu sei forte e in questi giorni l’hai dimostrato. Che terra splendida e infelice la Sicilia. Ma perché proprio in quest’isola doveva nascere secondo te quel fiore del male che è la mafia? -
Bah! Fior di storici se lo chiedono. Ho sentito dire che le tesi sono tante. Ma prima voglio dirti una cosa. Non chiamiamola fiore del male. Chiamiamo le cose col loro nome. E alla mafia il nome giusto l’ha dato Peppino Impastato: una montagna di merda. Smettiamola di ammantare quello schifo di un fascino strano e misterioso, come fanno troppi romanzi e fiction a buon mercato. La mafia è merda e solo merda! Tornando al perché delle sue origini posso riportarti quello che mi ha detto un mio amico che ha letto molti libri in proposito. Lui mi ha dato questa versione: Secondo lui i Siciliani sono sempre stati presi in giro, fregati ed umiliati da quasi tutti i popoli del Mediterraneo e non solo. Solo pochissimi si sono salvati svendendo la massa di tutti gli altri. Coscienti di averla sempre presa in saccoccia allora i Siciliani ci tengono ad apparire furbi, smaliziati, cinici. L’apparire finisce per diventare “una corruzione dell’essere” e finisce per comportare il crollo quasi totale di ogni base etica soprattutto nella sfera pubblica. Senza etica pubblica, civile, senza neanche un po’ di fiducia nel prossimo, senza il minimo senso dello stato, cadendo in balia dell’indifferenza e dell’individualismo più miope e sfrenato troppi finiscono per lasciare tutto lo spazio possibile alla prepotenza di pochi. Prima si trattò prepotenze individuali, poi, visto che funzionano, diventarono prepotenza organizzata. Lo stato è rimasto sempre lontano ed ha lasciato fare e così è nata la mafia, diventata a sua volta potere alternativo, anzi, il vero potere in quest’isola. Il pizzo poi non è altro che la prima base operativa, la prova del potere, la dimostrazione del controllo del territorio, oltre che il sostentamento per l’enorme manovalanza che serve per controllare un’isola così grande. Ti piace come tesi? –
Non lo so. Ma credo che mi piacerà di più quando mi racconterai e spiegherai, magari saremo vecchissimi, come la mafia saremio riusciti ad eliminarla.-
I due si sorrisero di cuore e batterono il cinque l’uno contro l’altro. Catania guardava orgogliosa e sorridente quei due suoi ragazzi. 
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